Renato Casarotto - Vicenza

Alpinista insuperabile, fortissimo in ogni ambiente e coerente con le sue realizzazioni rimaste perlopiù irripetute.
α 15 mag. '48 - 16 lug. '86.

Renato Casarotto.Renato durante la salita.Goretta verso la vetta del Gasherbrun.

Principale attività in quota.
1975 6 Agosto Huandoy Est - via nuova sulla cresta nord est.
1975 6 Luglio Huandoy Sud - via nuova sulla parete sud.
1977 21 Giugno Huascaran Nord - via nuova sulla parete nord in solitaria (17 giorni).
1979 19 Gennaio Fitz Roy - Pilastro Goretta (NE) - via nuova in roccia di è° grado.
estate Spedizione internazionale al K2.
1980 inverno Tentativo di salita invernale al Makalu.
1982 28 Giugno Broad Peak Nord (m 7.600) - prima salita della montagna per lo spigolo nord.
1984 10 Maggio Me Kinley - cresta sud (south buttress). Varie vie di roccia e ghiaccio in nord America.
1985 11 Luglio Gasherbrun 2 (m 8.035) con la moglie Goretta (1° vicentino e 1° italiana su un 8.000).
1986 16 Luglio Durante il rientro dalla Magic Line sul K2, Renato muore ai piedi della montagna.


Goretta e Renato Casarotto al campo base del Gasherbrun 2. Sullo sfondo il Chogolisa.

 
Così la moglie Goretta ricorda la morte di Casarotto, il 16 luglio 1986, nel libro “Goretta e Renato Casarotto, una vita tra le montagne” (De Agostini 1996).

«Mancava poco alle 19 e continuavo a guardare la via. Mi si avvicinò Kurt. Mi domandò: “Quando hai il prossimo collegamento con Renato?” Dovevamo sentirci alle 19. “Non sarebbe il caso che tu accendessi la radio prima?” mi suggerì. Gli dissi che avevamo appuntamento a ore fisse e che prima Renato non mi avrebbe chiamato. Non potevo sapere che a Kurt era venuto un dubbio: aveva visto sul ghiacciaio una persona scomparire tutt’a un tratto, senza più ricomparire. Temeva che fosse Renato, ma sperava di sbagliarsi. Per puro scrupolo accesi la radio. Udii immediatamente la voce di mio marito. “Gori, sto per morire”. Per un attimo mi si annebbiò la mente. Poi scattò la mia reazione. Con tutto il fiato che ancora avevo in gola gli gridai: “Dove sei?”. E lui: “In un crepaccio molto profondo”. “Cosa ti sei fatto?”. “Sono rotto dappertutto. Non resisterò tanto a lungo”. Corsi per il campo base chiamando soccorso. L’ora era critica, stava imbrunendo. Si misero in moto un po’ tutti: Kurt, Julie, Gianni Calcagno, Agostino Da Polenza, Karim e anche altri. Continuai a parlare con Renato finché non furono pronti. Poi dovetti cedere la mia radio ai soccorritori, che ne avevano bisogno per individuarlo. Agostino tenne il contatto con Renato finché i soccorritori non arrivarono sul luogo dell'incidente. Rimasi nella tenda con il loro medico, Attilio Bernini. Senza l’unico contatto che mi restava con Renato persi ogni energia e mi accasciai. Non mi restava che attendere. Furono ore di inferno. Ma, malgrado le parole di Renato, avevo una tenue speranza che lui si fosse sbagliato sulle sue condizioni. Si era fatto buio. Oramai vedevo solo delle luci che si muovevano nel medesimo punto. Speravo che lo avessero trovato. Avevo il terrore che non riuscissero a recuperarlo. Alle 22 una parte dei soccorritori rientrò. Agostino mi disse: “L’abbiamo tirato fuori. È ancora vivo, ma non sperare che passi la notte”. Renato era caduto a poche centinaia di metri di dislivello dal Campo base, ovvero a circa una ventina di minuti di cammino dalla nostra tenda. Sul frontone terminale del ghiacciaio che giunge ai piedi del K2, aveva ceduto un ponte di ghiaccio. Proprio un punto in cui per mesi erano transitate senza problemi tutte le spedizioni dirette allo sperone. Renato era precipitato in un crepaccio molto profondo. Lassù con Renato erano rimasti Kurt e Gianni, che si era calato nel crepaccio e lo aveva aiutato a imbracarsi per il recupero. Un’altra squadra, con un medico, si preparò a salire. Anche se la situazione era critica, si tentava di fare il possibile. Assieme ad Agostino e a qualcuno altro, cominciai a organizzare un eventuale trasporto in elicottero, nel caso in cui Renato fosse sopravissuto. Ci speravo. Avevo ancora un filo di speranza. Le ore passavano lentissime. Vicino a me c’era sempre Julie. Cominciava a schiarire. Sentii Da Polenza parlare per radio. Mi sembrava di avere intuito. Non mi mossi. Avevo troppa paura. Dopo qualche secondo Agostino entrò nella tenda e mi diede la notizia. Renato era morto. Era mancato verso le 21 della sera prima»...

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