SCII ALPINISMO

Dal notiziario 2004

SCII ALPINISMO NEL " GRUPPO della MAIELLA " ABRUZZO

Arriviamo a Caramanico Prov. di Pescara alle ore 20. Siamo partiti da Valdagno alle ore 13,30 con un pulmino e una macchina. Siamo undici scii alpinisti: Bruno, Paolino, Silvio, Bruno Bruni, Redento, Emilio, Nadia, Mauro, Massimo, Franco, Paola desiderosi di conoscere questo gruppo montuoso per fare dello scii alpinismo. L’iniziativa è scaturita dai due soci del CAI di Recoaro il Bruno Bruni e la guida alpina Paolino Asnicar. Dopo vari rinvii per le continue previsioni meteorologiche avverse, finalmente siamo partiti. Eravamo molti più iscritti all’inizio, ma poi ci siamo trovati in pochi ( i…duri che non desistono).

Caramanico è un paesino turistico, con le sue terme curative, non molto grande a ridosso del gruppo montuoso della Maiella e affiancato dal monte Morrone. Ho sempre sentito dire che la Maiella è una montagna ricca di acqua, di boschi e di forre selvagge. E’ una riserva naturale protetta, importante per la varietà delle specie animali e vegetali. Non l’avevo mai considerato come una montagna significativa e gratificante per lo scii alpinismo. Se fossimo arrivati di giorno la fantasia sarebbe andata alla famosa balena di Moby Dick, con il suo dorso nudo e bianco, addormentata sopra il paesino di Caramanico Terme; così mi è rimasto nella mente quel luogo, quando sono ripartito e ci siamo fermati per strada a fare l’ultima foto di gruppo con alle spalle lo sfondo del paese e della montagna la "Maiella".Pendio dopo il bosco.

Il nostro programma prevede di salire due cime: il Monte Amaro, quota 2793 metri sul livello del mare, la più alta cima della Maiella e quindi la seconda vetta dell’Appennino e il Monte Rapina quota 2090 m.

Alla sera, quando siamo arrivati, prima di andare a cena, da buoni alpinisti, siamo andati nell’osteria del centro a bere un buon bicchiere di vino. Il ristorante si trova in centro, a cento metri dall’albergo: è a conduzione familiare con cucina casalinga. La proprietaria fa la cuoca e il marito, invece, serve in tavola e ci decanta la genuinità del vino dei loro colli. Il vino è nero, corposo, ricco di tannino che lascia la bocca asciutta, buono e servito in una bottiglia grigia opalescente. Sono due persone gioviali ed espansive. La cena è stata buona; la compagnia gaiamente positiva, di sano spirito umoristico.

Sabato mattino sveglia alle 6, colazione e destinazione passo S.Leonardo. Superato il passo di trecento metri circa, inizia l’ascesa per il monte Amaro che comporta un dislivello di circa 1500 m.

Sono le ore 8 quando cominciamo a salire con gli scii ai piedi. La giornata è cristallina, non una nuvola in cielo, l’aria è frizzante, camminiamo in maniche di camicia, la neve gelata scricchiola sotto le lamine degli scii. Ci inoltriamo per un prato di neve leggermente in salita. Dopo un po’ raggiungiamo il bosco di faggi, cresciuto ai piedi della montagna. I faggi visti da lontano sembrano tanti soldatini in gruppo, in piedi, addormentati, a difesa della montagna. Noi passiamo silenziosi, in fila indiana, seguendo il sentiero estivo. Superato il bosco si presenta davanti a noi il canalone, che scende sotto il monte Amaro, ampio e ripido che porta ad un pianoro a fianco della cima; questa sarebbe la via di salita, ma noi seguiamo la traccia che abbiamo trovato sulla destra del canalone, che risale il ripido costone a zig-zag e che ci porterà, poi, lungo il crinale a sbucare quindi sul pianoro citato. Dopo il bosco un vento sferzante ci investe e ci accompagnerà fino alla vetta. Sono costretto a mettermi la giacca a vento, il berretto e i guanti pesanti; applico anche i rampa agli scii.

Bruno Bruni si diverte a riprendere con la cinepresa e io mi diverto con la mia vecchia macchina fotografica manuale, gli altri, nel frattempo, ci distanziano. Bruno ha una marcia in più e riesce poi a recuperare sul gruppo, mentre io faccio l’andatura con il mio passo, mantenendo una distanza visiva pressoché costante sui cinquanta metri. Arrivato a metà crinale, in un piccolo spiazzo, mangio un po’ di cioccolato e bevo un succo di frutta. Sotto di me il panorama è stupendo. Estraggo dallo zaino la macchina fotografica e comincio a immortalare su diapositive l’ambiente che mi circonda, in fretta, perché fa piuttosto freddo a causa del vento. Sul pianoro raggiungo parte della compagnia, che si è fermata a mangiare, e li supero seguendo la traccia. In alto Paolino e un altro compagno hanno quasi raggiunto la cima. Dopo un po’ arriviamo tutti.Bivacco in vetta al monte Amaro.

Vicino alla Croce, imbacuccato sotto il berretto un volto luminoso contratto dalla fatica, gli occhi si incontrano in un sorriso felice, soddisfatto; una stretta di mano. Alcune foto, veloci, di gruppo vicino alla Croce e poi tutti dentro al bivacco a forma di igloo, rosso carminio. Nel bivacco si aggiungono altre due persone della zona, salite nel frattempo. Apriamo i nostri zaini e, come la magica valigia di Mary Poppin, esce di tutto: pane, affettato, formaggio, biscotti, frutta secca, bibite, una bottiglia di prosecco e altro; c’è uno scambio in comune delle vivande, anche questo è scii alpinismo. Ci fermiamo lassù quasi un’ora. Ogni tanto esco per guardarmi il panorama: la vista spazia a 360°. In lontananza una nebbiolina sporca, opalescente, a strati multicolore, opprime gli agglomerati della città; sono le particelle negative, sospese nell’aria, prodotte ed emesse dall’uomo. Io mi sono liberato delle interferenze negative, che opprimono l’animo, salendo la cima, con fatica e sudore. Quassù ora lo spirito si sente libero e fluttua nell’aria pura caricandosi di Energia Cosmica positiva: diletto della mente. Lontano, con i binocoli, vedo il mare che si confonde con l’azzurro del cielo e la città di Pescara e di Ortona. In basso le valli circostanti degradano dal bianco della neve al marrone tenue, al grigio cupo delle forre. Si intravede anche il gruppo del Gran Sasso coperto di neve, ben visibile la cima del Corno Grande.

E’ ora di scendere a valle. Dal punto più alto del dorso nudo e bianco della balena, sonnecchiante sotto una coltre spessa di neve compatta, iniziamo la discesa. La neve è buona e scendiamo dalla cima tutto d’un fiato fino al pianoro, dove ci raduniamo tutti. Poi, mandiamo avanti Bruno Bruni con la telecamera, fino a metà canalone, e quindi, uno alla volta, con curve e slalom, scendiamo il ripido e ampio canalone; è una goduria. Ogni tanto riprendo fiato. Ai piedi della montagna, dove inizia il bosco, la neve è molliccia e si deve scendere dolcemente con curve ampie e leggere. Attraversiamo il bosco, lungo il sentiero di salita, con acrobazie inedite, schivando le piante e sbucando sul pascolo in leggera pendenza. Con una lunga scia diritta lasciamo andare gli scii fino al pulmino. Guardiamo indietro, tutti contenti, gli schiribizzi lasciati sulla neve.

Nel pomeriggio, andiamo a trovare un amico di Paolino, che abita a Scanno, dove ha una pasticceria artigianale e produce una Sua specialità: "il panettone d’Orso", che esporta anche all’estero, specialmente in Francia. Si sono conosciuti quando l’amico frequentava la Scuola Alberghiera di Recoaro. Scanno è un paesino turistico con un centro storico intatto e con una chiesa in stile barocco.Caramanico, sullo sfondo la Maiella.

Domenica mattina ci alziamo alle 7. Abbiamo da salire solo mille metri di dislivello. La partenza con gli sci è ad un chilometro sopra il paese. La giornata è bellissima, la temperatura ideale. Fermiamo il pulmino in un piccolo spiazzo senza neve, dove la strada si arresta a causa dell’innevamento. Poco dopo con gli sci ai piedi stiamo già salendo i primi dossi; superati ci dirigiamo in leggero traverso verso un avvallamento, dove la balena bianca presenta l’inizio della sua schiena candida, leggermente ruvida; un terreno aperto con qualche rado faggio. Un bel sole ci accompagna; il riflesso della neve è intenso. Superato l’avvallamento effettuiamo un lungo traverso sulla sinistra che sembra non finire, cercando di tenere una pendenza media costante di salita per raggiungere la dorsale e avere poi una linea diretta con la cima; non tutti viaggiamo sulla stessa traccia, Redento e Emilio hanno preferito prendere subito una linea diritta e ripida, per poi rientrare in alto a metà percorso. La cima di monte Rapina è la prima del gruppo della Maiella posta a Nord-Est, verso Caramanico. Qualche giorno prima aveva fatto una spruzzatina di neve verso l’alto, perciò le pelli di foca fanno una buona presa e saliamo con passo sicuro e costante. Arriviamo alla cima tutti alle ore 10,15. Un breve spuntino di dolcetti; c’è anche una bottiglia di prosecco da stappare, ma rimandiamo a più tardi. Qualche foto e ripresa con la telecamera e un ultimo sguardo al paesaggio.

Oggi il Gran Sasso è ancora più visibile, si staglia all’orizzonte contro il cielo terso di un azzurrino chiaro, come una meringa a punte, bianco candido, sospeso nell’aria.

Togliamo le pelli di foca, agganciamo gli attacchi e via, ognuno scegliendo la propria traccia di discesa, gli spazi sono grandi; appuntamento ad una capanna-rifugio chiuso, coperto di neve fino al tetto. La discesa è fantastica, neve ancora migliore del giorno precedente, le serpentine con gli sci, leggere e fuggenti, sono come pennellate di artista con mano sicura. Ci fermiamo sopra il tetto della capanna, qualcuno si siede sul comignolo. Stappiamo la bottiglia di prosecco e tutti brindiamo alla nostra compagnia allegra, scherzosa, gioviale, serena: ci troviamo bene insieme. Ci fermiamo una mezz’ora circa, c’è un bel sole tiepido, sebbene l’aria sia frizzante. Verrebbe voglia di risalire e rifare la discesa o fermarsi ancora qualche altro giorno.

Ripartiamo, per arrivare al pulmino abbiamo ancora spazio per divertirci. E’ tutto pascolo, la neve comincia ad essere poca, ma buona anche verso valle. Facciamo dello slalom schivando qualche sasso e passando attraverso le breccia dei muretti. Diamo un ultimo sguardo indietro e con nostalgia risaliamo in pulmino per recarci in albergo a ritirate i nostri bagagli. Alle 13 siamo in partenza per Valdagno.

Silvio Soldà

Dal notiziario 2004

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