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SCII ALPINISMO NEL " GRUPPO della MAIELLA "
ABRUZZO
Arriviamo a Caramanico Prov. di Pescara alle ore 20.
Siamo partiti da Valdagno alle ore 13,30 con un pulmino e una macchina.
Siamo undici scii alpinisti: Bruno, Paolino, Silvio, Bruno Bruni,
Redento, Emilio, Nadia, Mauro, Massimo, Franco, Paola desiderosi di
conoscere questo gruppo montuoso per fare dello scii alpinismo. L’iniziativa
è scaturita dai due soci del CAI di Recoaro il Bruno Bruni e la guida
alpina Paolino Asnicar. Dopo vari rinvii per le continue previsioni
meteorologiche avverse, finalmente siamo partiti. Eravamo molti più
iscritti all’inizio, ma poi ci siamo trovati in pochi ( i…duri che
non desistono).
Caramanico è un paesino turistico, con le sue terme
curative, non molto grande a ridosso del gruppo montuoso della Maiella e
affiancato dal monte Morrone. Ho sempre sentito dire che la Maiella è
una montagna ricca di acqua, di boschi e di forre selvagge. E’ una
riserva naturale protetta, importante per la varietà delle specie
animali e vegetali. Non l’avevo mai considerato come una montagna
significativa e gratificante per lo scii alpinismo. Se fossimo arrivati
di giorno la fantasia sarebbe andata alla famosa balena di Moby Dick,
con il suo dorso nudo e bianco, addormentata sopra il paesino di
Caramanico Terme; così mi è rimasto nella mente quel luogo, quando
sono ripartito e ci siamo fermati per strada a fare l’ultima foto di
gruppo con alle spalle lo sfondo del paese e della montagna la
"Maiella".
Il nostro programma prevede di salire due cime: il
Monte Amaro, quota 2793 metri sul livello del mare, la più alta cima
della Maiella e quindi la seconda vetta dell’Appennino e il Monte
Rapina quota 2090 m.
Alla sera, quando siamo arrivati, prima di andare a
cena, da buoni alpinisti, siamo andati nell’osteria del centro a bere
un buon bicchiere di vino. Il ristorante si trova in centro, a cento
metri dall’albergo: è a conduzione familiare con cucina casalinga. La
proprietaria fa la cuoca e il marito, invece, serve in tavola e ci
decanta la genuinità del vino dei loro colli. Il vino è nero, corposo,
ricco di tannino che lascia la bocca asciutta, buono e servito in una
bottiglia grigia opalescente. Sono due persone gioviali ed espansive. La
cena è stata buona; la compagnia gaiamente positiva, di sano spirito
umoristico.
Sabato mattino sveglia alle 6, colazione e
destinazione passo S.Leonardo. Superato il passo di trecento metri
circa, inizia l’ascesa per il monte Amaro che comporta un dislivello
di circa 1500 m.
Sono le ore 8 quando cominciamo a salire con gli scii
ai piedi. La giornata è cristallina, non una nuvola in cielo, l’aria
è frizzante, camminiamo in maniche di camicia, la neve gelata
scricchiola sotto le lamine degli scii. Ci inoltriamo per un prato di
neve leggermente in salita. Dopo un po’ raggiungiamo il bosco di
faggi, cresciuto ai piedi della montagna. I faggi visti da lontano
sembrano tanti soldatini in gruppo, in piedi, addormentati, a difesa
della montagna. Noi passiamo silenziosi, in fila indiana, seguendo il
sentiero estivo. Superato il bosco si presenta davanti a noi il
canalone, che scende sotto il monte Amaro, ampio e ripido che porta ad
un pianoro a fianco della cima; questa sarebbe la via di salita, ma noi
seguiamo la traccia che abbiamo trovato sulla destra del canalone, che
risale il ripido costone a zig-zag e che ci porterà, poi, lungo il
crinale a sbucare quindi sul pianoro citato. Dopo il bosco un vento
sferzante ci investe e ci accompagnerà fino alla vetta. Sono costretto
a mettermi la giacca a vento, il berretto e i guanti pesanti; applico
anche i rampa agli scii.
Bruno Bruni si diverte a riprendere con la cinepresa e
io mi diverto con la mia vecchia macchina fotografica manuale, gli
altri, nel frattempo, ci distanziano. Bruno ha una marcia in più e
riesce poi a recuperare sul gruppo, mentre io faccio l’andatura con il
mio passo, mantenendo una distanza visiva pressoché costante sui
cinquanta metri. Arrivato a metà crinale, in un piccolo spiazzo, mangio
un po’ di cioccolato e bevo un succo di frutta. Sotto di me il
panorama è stupendo. Estraggo dallo zaino la macchina fotografica e
comincio a immortalare su diapositive l’ambiente che mi circonda, in
fretta, perché fa piuttosto freddo a causa del vento. Sul pianoro
raggiungo parte della compagnia, che si è fermata a mangiare, e li
supero seguendo la traccia. In alto Paolino e un altro compagno hanno
quasi raggiunto la cima. Dopo un po’ arriviamo tutti.
Vicino alla Croce, imbacuccato sotto il berretto un
volto luminoso contratto dalla fatica, gli occhi si incontrano in un
sorriso felice, soddisfatto; una stretta di mano. Alcune foto, veloci,
di gruppo vicino alla Croce e poi tutti dentro al bivacco a forma di
igloo, rosso carminio. Nel bivacco si aggiungono altre due persone della
zona, salite nel frattempo. Apriamo i nostri zaini e, come la magica
valigia di Mary Poppin, esce di tutto: pane, affettato, formaggio,
biscotti, frutta secca, bibite, una bottiglia di prosecco e altro; c’è
uno scambio in comune delle vivande, anche questo è scii alpinismo. Ci
fermiamo lassù quasi un’ora. Ogni tanto esco per guardarmi il
panorama: la vista spazia a 360°. In lontananza una nebbiolina sporca,
opalescente, a strati multicolore, opprime gli agglomerati della città;
sono le particelle negative, sospese nell’aria, prodotte ed emesse
dall’uomo. Io mi sono liberato delle interferenze negative, che
opprimono l’animo, salendo la cima, con fatica e sudore. Quassù ora
lo spirito si sente libero e fluttua nell’aria pura caricandosi di
Energia Cosmica positiva: diletto della mente. Lontano, con i binocoli,
vedo il mare che si confonde con l’azzurro del cielo e la città di
Pescara e di Ortona. In basso le valli circostanti degradano dal bianco
della neve al marrone tenue, al grigio cupo delle forre. Si intravede
anche il gruppo del Gran Sasso coperto di neve, ben visibile la cima del
Corno Grande.
E’ ora di scendere a valle. Dal punto più alto del
dorso nudo e bianco della balena, sonnecchiante sotto una coltre spessa
di neve compatta, iniziamo la discesa. La neve è buona e scendiamo
dalla cima tutto d’un fiato fino al pianoro, dove ci raduniamo tutti.
Poi, mandiamo avanti Bruno Bruni con la telecamera, fino a metà
canalone, e quindi, uno alla volta, con curve e slalom, scendiamo il
ripido e ampio canalone; è una goduria. Ogni tanto riprendo fiato. Ai
piedi della montagna, dove inizia il bosco, la neve è molliccia e si
deve scendere dolcemente con curve ampie e leggere. Attraversiamo il
bosco, lungo il sentiero di salita, con acrobazie inedite, schivando le
piante e sbucando sul pascolo in leggera pendenza. Con una lunga scia
diritta lasciamo andare gli scii fino al pulmino. Guardiamo indietro,
tutti contenti, gli schiribizzi lasciati sulla neve.
Nel pomeriggio, andiamo a trovare un amico di Paolino,
che abita a Scanno, dove ha una pasticceria artigianale e produce una
Sua specialità: "il panettone d’Orso", che esporta anche
all’estero, specialmente in Francia. Si sono conosciuti quando l’amico
frequentava la Scuola Alberghiera di Recoaro. Scanno è un paesino
turistico con un centro storico intatto e con una chiesa in stile
barocco.
Domenica mattina ci alziamo alle 7. Abbiamo da salire
solo mille metri di dislivello. La partenza con gli sci è ad un
chilometro sopra il paese. La giornata è bellissima, la temperatura
ideale. Fermiamo il pulmino in un piccolo spiazzo senza neve, dove la
strada si arresta a causa dell’innevamento. Poco dopo con gli sci ai
piedi stiamo già salendo i primi dossi; superati ci dirigiamo in
leggero traverso verso un avvallamento, dove la balena bianca presenta l’inizio
della sua schiena candida, leggermente ruvida; un terreno aperto con
qualche rado faggio. Un bel sole ci accompagna; il riflesso della neve
è intenso. Superato l’avvallamento effettuiamo un lungo traverso
sulla sinistra che sembra non finire, cercando di tenere una pendenza
media costante di salita per raggiungere la dorsale e avere poi una
linea diretta con la cima; non tutti viaggiamo sulla stessa traccia,
Redento e Emilio hanno preferito prendere subito una linea diritta e
ripida, per poi rientrare in alto a metà percorso. La cima di monte
Rapina è la prima del gruppo della Maiella posta a Nord-Est, verso
Caramanico. Qualche giorno prima aveva fatto una spruzzatina di neve
verso l’alto, perciò le pelli di foca fanno una buona presa e saliamo
con passo sicuro e costante. Arriviamo alla cima tutti alle ore 10,15.
Un breve spuntino di dolcetti; c’è anche una bottiglia di prosecco da
stappare, ma rimandiamo a più tardi. Qualche foto e ripresa con la
telecamera e un ultimo sguardo al paesaggio.
Oggi il Gran Sasso è ancora più visibile, si staglia
all’orizzonte contro il cielo terso di un azzurrino chiaro, come una
meringa a punte, bianco candido, sospeso nell’aria.
Togliamo le pelli di foca, agganciamo gli attacchi e
via, ognuno scegliendo la propria traccia di discesa, gli spazi sono
grandi; appuntamento ad una capanna-rifugio chiuso, coperto di neve fino
al tetto. La discesa è fantastica, neve ancora migliore del giorno
precedente, le serpentine con gli sci, leggere e fuggenti, sono come
pennellate di artista con mano sicura. Ci fermiamo sopra il tetto della
capanna, qualcuno si siede sul comignolo. Stappiamo la bottiglia di
prosecco e tutti brindiamo alla nostra compagnia allegra, scherzosa,
gioviale, serena: ci troviamo bene insieme. Ci fermiamo una mezz’ora
circa, c’è un bel sole tiepido, sebbene l’aria sia frizzante.
Verrebbe voglia di risalire e rifare la discesa o fermarsi ancora
qualche altro giorno.
Ripartiamo, per arrivare al pulmino abbiamo ancora
spazio per divertirci. E’ tutto pascolo, la neve comincia ad essere
poca, ma buona anche verso valle. Facciamo dello slalom schivando
qualche sasso e passando attraverso le breccia dei muretti. Diamo un
ultimo sguardo indietro e con nostalgia risaliamo in pulmino per recarci
in albergo a ritirate i nostri bagagli. Alle 13 siamo in partenza per
Valdagno.
Silvio Soldà
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