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Pietro Piazzola è nato ed ha vissuto buona parte
della sua vita a Campofontana, in un mondo fatto di silenzi, di nevi, di
solitudine e di colloqui con lo spirito. Piazzola, un grande della
Lessinia, nel 1974 fondò il Curatorium Cimbricum Veronese, si deve a lui
la nascita del Film Festival della Lessinia e direttore della rivista
“Cimbri”. Si era appassionato alla lingua e alla cultura cimbra,
diventando l’esempio vivo di come si possa trasformare l’amore per le
proprie origini in occasione di cultura e di valorizzazione. Amante e
studioso della Lessinia, espanse il suo studio al richiamo delle Piccole
Dolomiti, in particolare lo si intuisce nel suo inedito scritto
riguardante il monte Pasubio, da lui definito come montagna “calvario” e
montagna “sacra”. Nel 2001, in Villa Valle a Valdagno, promossa dalla
Sezione del CAI, fu allestita una mostra dal titolo “La fede scolpita
tra le montagne Veronesi e Vicentine”, alla quale fu invitato e
presenziò Pietro Piazzola, quale esperto e studioso.
Giorgio Pirana
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Luglio 1943. Una piccola comitiva di quattro
giovani e due ragazze con un sacerdote che li guida e li sorveglia, di
buon mattino, prima ancora che la notte scolori nei primi diafani lucori
dell'alba, prende di petto il canalone che da Pian delle Fugazze, sale
al rifugio Achille Papa.
Ai piedi del vallone, nella stamberga di un
pastore, che l'ha innalzata alla bell'e meglio tanto per trascorrervi
l'estate con il suo gregge, sorseggiano tutti una coppa di latte appena
munto e poi affrontano, colla baldanza, l'esuberanza fisica e
spavalderia dei ventenni, l'erta salita che porta al rifugio.
La baldanza e una certa imprudenza, però,
nell'attaccare l'arrampicata, si smontano all'improvviso, quando, così
per caso, uno del gruppo nella semioscurità, inciampa in un oggetto
tondeggiante che sporge dal terreno con una tesa di ferro: un elmetto di
soldato caduto nelle aspre giornate di contesa per la conquista della
montagna durante la prima Guerra Mondiale.
E tutta l'atmosfera spensierata e fresca dei giorni
precedenti, quelli dell'avvicinamento al Pasubio, cambia tono, diventa
più meditativa, riflessiva, nobilitata quasi. La montagna Pasubio: zona
sacra, parte sublime di noi stessi, già scenario e sacrario di
innumerevoli olocausti dei nostri padri, giogo di vittime immolate per
una Italia libera e unita. Luoghi comuni? No, semplicemente riverenza e
rispetto.
Questa l'esperienza personale di chi scrive, che
prende a prestito da Giovanni Spagnolli, famoso alpinista e scrittore di
cose di montagna, presentatore della nota guida "Piccole Dolomiti -
Pasubio" di Gianni Pieropan, alcuni pensieri che, dopo quella prima ed
emblematica esperienza, sono entrati a far parte della sua stessa
coscienza di civile camminatore di montagne. Dice Spagnolli: "Mio padre
desiderava che conoscessi le montagne non solo per ammirare i vasti
panorami che dalle vette si possono godere, ma anche per penetrare nel
loro stesso intimo … per affrontare le difficoltà della vita, per essere
più sensibile nei confronti delle meraviglie del Creato, della vita
delle Creature".
Molto tempo è passato da allora. Adesso l'erba, i
fiori, i boschi, hanno cancellato le molte ferite inferte dalla violenza
dell'uomo alle rocce, al terreno, all'ambiente; queste montagne sono
state sempre più conosciute, numerosissime nuove vie per escursioni e
scalate sono state aperte: ma continuano ugualmente a proporsi come
meditazione sui valori umani, morali e spirituali che sono a fondamento
della civiltà dell'uomo. Con questa predisposizione di spirito e con
questo animo salutiamo il Pasubio e andiamo a conoscerlo di persona.
Siamo in pieno mondo alpino, severo nella forma
delle singole costruzioni rocciose, nella policromia che gli viene dalla
sua composizione geologica. Quando rientra nel consueto giro
meteorologico l'autunno, con le prime nevi, i deserti sentieri disegnano
appena la loro traccia, ed allora, chi sale lassù, s'affaccia ad un
mondo nuovo, intatto, affascinante.
E quella sarà l'occasione di cercare ancora una volta in
noi stessi quel qualche cosa che ci viene da quella montagna-calvario per meglio
comprenderla, rispettarla, amarla.
Il Pasubio è un
sistema complesso e massiccio, solcato ai fianchi da profonde vallate e
oscuri canaloni, culminante con una specie di altopiano da cui emergono
molte cime più o meno alte.
L'insieme del massiccio è circoscritto dalle
vallate del Leogra, del Posina, del Leno di Vallarsa. Spartiacque fra le
valli del Leogra e Vallarsa, il Pian delle Fugazze (m. 1157), e quello
della Borcola (m. 1230) tra la valle del Posina e di Terragnolo, ambedue
confini di stato prima della prima Guerra Mondiale tra il Veneto e il
Trentino.
Piero Piazzola
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