Al Notiziario 2009

PASUBIO: MONTAGNA CALVARIO.
LA STRADA DELLE GALLERIE

Stampa

Pietro Piazzola è nato ed ha vissuto buona parte della sua vita a Campofontana, in un mondo fatto di silenzi, di nevi, di solitudine e di colloqui con lo spirito. Piazzola, un grande della Lessinia, nel 1974 fondò il Curatorium Cimbricum Veronese, si deve a lui la nascita del Film Festival della Lessinia e direttore della rivista “Cimbri”. Si era appassionato alla lingua e alla cultura cimbra, diventando l’esempio vivo di come si possa trasformare l’amore per le proprie origini in occasione di cultura e di valorizzazione. Amante e studioso della Lessinia, espanse il suo studio al richiamo delle Piccole Dolomiti, in particolare lo si intuisce nel suo inedito scritto riguardante il monte Pasubio, da lui definito come montagna “calvario” e montagna “sacra”. Nel 2001, in Villa Valle a Valdagno, promossa dalla Sezione del CAI, fu allestita una mostra dal titolo “La fede scolpita tra le montagne Veronesi e Vicentine”, alla quale fu invitato e presenziò Pietro Piazzola, quale esperto e studioso.

Giorgio Pirana

Immagine di Pietro Piazzola

Luglio 1943. Una piccola comitiva di quattro giovani e due ragazze con un sacerdote che li guida e li sorveglia, di buon mattino, prima ancora che la notte scolori nei primi diafani lucori dell'alba, prende di petto il canalone che da Pian delle Fugazze, sale al rifugio Achille Papa.

Ai piedi del vallone, nella stamberga di un pastore, che l'ha innalzata alla bell'e meglio tanto per trascorrervi l'estate con il suo gregge, sorseggiano tutti una coppa di latte appena munto e poi affrontano, colla baldanza, l'esuberanza fisica e spavalderia dei ventenni, l'erta salita che porta al rifugio.

La baldanza e una certa imprudenza, però, nell'attaccare l'arrampicata, si smontano all'improvviso, quando, così per caso, uno del gruppo nella semioscurità, inciampa in un oggetto tondeggiante che sporge dal terreno con una tesa di ferro: un elmetto di soldato caduto nelle aspre giornate di contesa per la conquista della montagna durante la prima Guerra Mondiale.

E tutta l'atmosfera spensierata e fresca dei giorni precedenti, quelli dell'avvicinamento al Pasubio, cambia tono, diventa più meditativa, riflessiva, nobilitata quasi. La montagna Pasubio: zona sacra, parte sublime di noi stessi, già scenario e sacrario di innumerevoli olocausti dei nostri padri, giogo di vittime immolate per una Italia libera e unita. Luoghi comuni? No, semplicemente riverenza e rispetto.

Questa l'esperienza personale di chi scrive, che prende a prestito da Giovanni Spagnolli, famoso alpinista e scrittore di cose di montagna, presentatore della nota guida "Piccole Dolomiti - Pasubio" di Gianni Pieropan, alcuni pensieri che, dopo quella prima ed emblematica esperienza, sono entrati a far parte della sua stessa coscienza di civile camminatore di montagne. Dice Spagnolli: "Mio padre desiderava che conoscessi le montagne non solo per ammirare i vasti panorami che dalle vette si possono godere, ma anche per penetrare nel loro stesso intimo … per affrontare le difficoltà della vita, per essere più sensibile nei confronti delle meraviglie del Creato, della vita delle Creature".

Molto tempo è passato da allora. Adesso l'erba, i fiori, i boschi, hanno cancellato le molte ferite inferte dalla violenza dell'uomo alle rocce, al terreno, all'ambiente; queste montagne sono state sempre più conosciute, numerosissime nuove vie per escursioni e scalate sono state aperte: ma continuano ugualmente a proporsi come meditazione sui valori umani, morali e spirituali che sono a fondamento della civiltà dell'uomo. Con questa predisposizione di spirito e con questo animo salutiamo il Pasubio e andiamo a conoscerlo di persona.

Siamo in pieno mondo alpino, severo nella forma delle singole costruzioni rocciose, nella policromia che gli viene dalla sua composizione geologica. Quando rientra nel consueto giro meteorologico l'autunno, con le prime nevi, i deserti sentieri disegnano appena la loro traccia, ed allora, chi sale lassù, s'affaccia ad un mondo nuovo, intatto, affascinante.

E quella sarà l'occasione di cercare ancora una volta in noi stessi quel qualche cosa che ci viene da quella montagna-calvario per meglio comprenderla, rispettarla, amarla.

Il Pasubio è un sistema complesso e massiccio, solcato ai fianchi da profonde vallate e oscuri canaloni, culminante con una specie di altopiano da cui emergono molte cime più o meno alte.

L'insieme del massiccio è circoscritto dalle vallate del Leogra, del Posina, del Leno di Vallarsa. Spartiacque fra le valli del Leogra e Vallarsa, il Pian delle Fugazze (m. 1157), e quello della Borcola (m. 1230) tra la valle del Posina e di Terragnolo, ambedue confini di stato prima della prima Guerra Mondiale tra il Veneto e il Trentino.

Piero Piazzola

 

CAI Valdagno -Corso Italia, 9C 36078 Valdagno (VI) - Tel 0445-407201 

© Copyright  e mail: Scrivi qui

 Aggiornato il: 11-12-10