|
La pioggia era scesa copiosa quel
sabato sera e al mattino ancora pioveva.
Al “Rivoli” Silvano mi fa: «’sa femo?»
Ma in pullman, dopo la conta, c’è un solo assente, uno su sessantuno, la
più numerosa gita dell’anno.
Ed infatti, salendo verso Agordo, il
cielo si rischiara e le nubi si allontanano lasciando presagire una
buona giornata.
Per il Passo Falzarego c’è da
affrontare la solita galleria, ma con Renatino al volante il problema
non esiste.
Arrivati al Forte dei Tre Sassi la
Marmolada sembra già pronta per una discesa con gli sci, annunciando
l’ormai prossima stagione invernale; peccato non ci sia Christian a
vederla. I commenti si sprecano su quel panorama, ma ciò che più attira
l’attenzione è ben più vicino.
Il Lagazuoi, nostra meta di oggi, è
spolverato di una soffice neve che sembra zucchero a velo, come su un
dolce pronto da mangiare. Quanta ce n’è nessuno lo sa, ma l’aspetto è
davvero accattivante, a conferma che con un po’ di neve le montagne
diventano più belle.
Certo un po’ di preoccupazione si
coglie tra i partecipanti, ma Fabio, tassativo, ordina la partenza e la
lunga comitiva si srotola sul Sentiero dei Kaiserjäger austriaci.
Neanche Milvio, esperto conoscitore di questi luoghi, lo conosce, forse
perché solo recentemente sistemato e reso agibile a tutti.
Il sottile ponte sospeso che
s’intravede più in alto attira l’attenzione di molti, ma non faccio in
tempo a spiegare che ci dovremo passare proprio sopra che.. boom... la
prima palla di neve mi ha già colpito.
E’ quel b....... (diciamo burlone,
via) di Nicola che si diverte con la prima neve che incontra. Ed anche
Filippo, giovane ma esperto tiratore, lo imita, dando il via ad una
battaglia senza tregua. Ho un conto in sospeso con lui, per una certa
girandola fatta esplodere in campeggio, e così rispondo alle palle di
neve alimentando la battaglia tra un pubblico divertito che ogni tanto
ci imita.
Alla “pausa banana” gli animi
sembrano placarsi tra una foto e l’altra sotto la cresta del Lagazuoi
zuccherato, in contrasto con l’intenso colore del cielo.
Per terra la neve aumenta, ce n’è
una decina di centimetri, ma ormai più che preoccupare diverte. Alla
fine della salita si presentano, puntuali, le regine della giornata: le
Tofane. Di Rozes, di Mezzo e di Dentro, poi Fanes e Cunturines; da est
ad ovest l’immensa catena sembra un tutt’uno, benché solcata dalla
profonda Val Travenanzes.
Ma non faccio in tempo neanche a
nominarle, quelle cime, che un bombardamento di palle di neve,
maledettamente premeditato dai soliti due, mi investe senza pietà... E’
inutile, hanno vinto loro... per ora...
Al rifugio il tempo peggiora, ma per
poco, e così si riparte per la tanto agognata galleria di guerra. La
mitica lampada al carburo di Carla, cimelio compagno di tante avventure,
desta subito un diffuso interesse, specie tra i più veterani del gruppo,
memori del tempo in cui la usavano per “nar par corgnoi”.
Destra o sinistra? Io dico destra,
ma Fabio insiste per la sinistra e tant’è; al chiarore delle lampade
scendiamo nel cuore della galleria. Anche Elsa e Bruna ci accompagnano –
novelle esploratrici – nei meandri sotterranei scavati dai soldati
italiani novant’anni fa.
Le frequenti aperture sulla roccia
sono autentiche cornici che impreziosiscono il paesaggio che si scorge
all’esterno e Averau e Cinque Torri si meritano così almeno due quadri a
testa.
Dopo circa 1 km, tutto in discesa,
ritorniamo alla luce sulla sottostante Cengia Martini dove ci concediamo
una interessante digressione prima di scendere al Passo Falzarego.
Il mio zaino rosso è ancora bagnato
per le palle di neve, puzza di carburo a distanza non proprio
ravvicinata, ma sono contento dell’esito dell’escursione, una delle
migliori senz’altro.
Giorgio Romio |