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Un luogo indefinibile, come spesso
appare nei sogni; in un ampio spiazzo una folla ordinata e silenziosa si
avvia verso un porticato chiuso da un lungo banco dietro cui alcuni
anziani signori, dopo aver interpellato ad uno ad uno gli astanti,
consultano grossi libroni. Dietro il banco ci sono tre porte, che si
aprono per lasciar passare quelli che dopo un rapido consulto sui
libroni, ricevono la sentenza definitiva. La scena ha un che di già
visto (file di pensionati alle Poste o in qualche altro ufficio?), ma
qui è tutto più ordinato e veloce.
Il silenzio è rotto solamente da una finestra che cigola.
Il cigolio infastidisce i presenti tra cui Paolo che impulsivamente
estrae da una tasca del giubbotto un’ampollina d’olio: s’avvicina
alla finestra, due gocce al perno, con la mano sinistra gira velocemente
l’anta, il cigolio cessa. Tutti si girano meravigliati, perché quel
suono strideva con l’atmosfera circostante. Già che c’è il nostro,
notato un interruttore non ben aderente al muro, sveltamente con un
cacciavite lo fissa dopo averlo raddrizzato.
Un anziano signore si stacca dall’aldilà del banco, è alto, con una
gran barba bianca, tutti lo guardano con deferenza e soggezione.
S’avvicina fendendo la folla e alzando l’indice della mano destra
indica il nostro protagonista che solo allora s’accorge di essere al
centro dell’attenzione generale.
PIETRO: Lei, … dico a lei, …s’avvicini…..
PAOLO: Miii ..? Scusi,… io ?
PIETRO: Si, lei. Venga avanti, la prego.
Intimorito, Paolo s’avanza verso il banco tra due ali di folla che si
apre al suo passaggio.
PIETRO: Si faccia avanti, suvvia. Come si chiama?
PAOLO: Zanuso Paolo, di Valdagno, Vicenza.
PIETRO: Dunque, vediamo…(consulta un librone di quelli posti sul
banco) T..V.. Zab… Zan.. eccolo… Zanuso Paolo di Valdagno. La scheda
dice….qualche peccatuccio, ….ha fatto arrabbiare l’Elsa qualche
volta per colpa del CAI, …poca altra robetta. (rivolto a Paolo
guardandolo tra il serio e il faceto) Io vorrei farLe una proposta, sta
in Lei decidere. Di là (indica la porta a destra) ci sarebbe bisogno di
uno come lei che sa usare le mani, quelli dentro son sempre lì a
discutere, a far bei pensieri, poi si lamentano se si rompe una
lampadina, se una porta cigola, loro usano la testa, i signori, le mani
sono solo capaci di incrociarle dietro la schiena.
PAOLO (con gli occhi sfavillanti, ma anche con il timore di risvegliarsi
da un sogno troppo bello: poter continuare ad aggiustare le cose, come
durante la lunga pausa terrestre): Veramente potrei far questo? Non mi
sta prendendo per il c.., scusi, …in giro?
PIETRO (con un gran sospiro di sollievo): Prego, si accomodi.
Ad un suo cenno la porta di destra si apre automaticamente, si intravede
uno scorcio di paesaggio indescrivibilmente bello ed accogliente con una
musica celestiale di sottofondo. Paolo si trova tra le mani la sua
vecchia borsa di lavoro strapiena di attrezzi, ma così leggera che
sembra sia lei a portarlo e non viceversa.
Paolo passa tra la folla che si apre al suo passaggio.
All’interno tutto è diverso: una pace assoluta pervade il cuore e la
mente, tutto è ….Paradiso. Si guarda intorno, tutti gli sorridono e
si complimentano con lui, un po’ curiosi per quella strana borsa che
porta accanto a sé.
Il tempo passa, c’è molto da fare. Al mattino un rapido giro per
raccogliere i guai da sistemare, poi via al lavoro sempre circondato da
qualcuno ammirato della sua precisione e sapienza. Al pomeriggio poi
grandi discussioni con Tommaso, Agostino ed altri Padri della Chiesa,
ansiosi di sentire il parere da chi sa unire alla grammatica anche la
pratica. Dalla sua stanza al mattino quando le finestre si aprono
automaticamente (Paolo ha installato un congegno di sua invenzione
assemblando vecchi rimasugli di magazzino) ogni tanto intravede in
lontananza una catena di montagne: gli prende allora un senso di
nostalgia, un che di mancanza che lo lascia stupito ed interdetto; come
può mancargli qualcosa in quel luogo dove tutto è completo, qualsiasi
bisogno è soddisfatto prima ancora di venir espresso?
Un giorno in uno dei suoi frequenti incontri con Pietro trova il
coraggio di manifestargli questo suo disagio interiore.
Pietro sorride, dimostra di aver capito, ma la prende un po’ alla
larga.
PIETRO: Cosa faceva sulla terra?
PAOLO: Lavoravo alla Marzotto, ho fatto un po’ di sindacato, suonavo
da giovane nella Banda..
PIETRO: No, no,…intendevo nel tempo libero, dopo il lavoro.
PAOLO: molte cose, lavoretti vari, il CAI, preparare le gite, ma….,
ora ricordo bene, il mio desiderio e piacere maggiore era salire in
montagna con il mio zaino …. (un lungo sospiro gli apre il petto, poi
prendendo coraggio) Ma, a proposito, quelle montagne che vedo dalla
finestra pensa che si possano salire?
PIETRO: Non saprei dirglielo, ma penso proprio di sì. Siamo in Paradiso
e qui tutto ciò che è bello e lecito è anche raggiungibile. Qualcuno
nel passato c’è già stato, ma qui alpinisti ce ne sono pochi, sa,
son tutti così egoisti, badano più a se stessi che agli altri.
PAOLO (più speranzoso che mai): Non sa se c’è qualche libro, qualche
guida?
PIETRO: Certamente. In fondo alla biblioteca nella stanzetta di
sinistra, quasi nessuno ci va mai, ci sarà un po’ di polvere da
rimuovere, ci sono scaffali e scaffali con tutto ciò che si può
immaginare.
Il pomeriggio dell’indomani, dopo il consueto giro dei lavori urgenti,
quelli meno urgenti potevano aspettare, tanta era l’ansia di andare in
biblioteca, Paolo si trova tra le mani un ben di Dio (si poteva in
Paradiso esprimersi così?) di carte, guide, libri illustrati,
descrizioni di sentieri da rimanerci giorni e giorni a consultare.
All’indomani di primo mattino trova il suo vecchio zaino già bell’e
pronto, fuori della porta c’è il suo vecchio Vespone tutto lucido e
in gran forma.
Cartina alla mano raggiunge il sentiero studiato la sera prima, una
breve ferrata, un ciglione da superare, sempre più in alto fino alla
cima. Il panorama non può che essere …celestiale.
Al ritorno e a cena non fa che parlarne; tutti gli sono intorno
stupefatti del suo entusiasmo. Qualcuno gli chiede di poterlo
accompagnare; e così ben presto gran parte degli ospiti del Paradiso
diventano escursionisti provetti e Paolo deve procurare corriere da
migliaia e migliaia di posti.
Quando si volle dare un nome a questo nuovo club e Pietro chiese a Paolo
di indicarlo, gli fu istintivo chiamarlo “Sottosezione del CAI
Valdagno”.
E fu così che la sezione di Valdagno si trovò ad avere, senza saperlo
e non lo saprà mai, la più grande sottosezione del CAI nazionale.
Ennio Maraschin
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