LA FINESTRA CHE CIGOLA

Dal notiziario 2006

Un luogo indefinibile, come spesso appare nei sogni; in un ampio spiazzo una folla ordinata e silenziosa si avvia verso un porticato chiuso da un lungo banco dietro cui alcuni anziani signori, dopo aver interpellato ad uno ad uno gli astanti, consultano grossi libroni. Dietro il banco ci sono tre porte, che si aprono per lasciar passare quelli che dopo un rapido consulto sui libroni, ricevono la sentenza definitiva. La scena ha un che di già visto (file di pensionati alle Poste o in qualche altro ufficio?), ma qui è tutto più ordinato e veloce.
Il silenzio è rotto solamente da una finestra che cigola.
Il cigolio infastidisce i presenti tra cui Paolo che impulsivamente estrae da una tasca del giubbotto un’ampollina d’olio: s’avvicina alla finestra, due gocce al perno, con la mano sinistra gira velocemente l’anta, il cigolio cessa. Tutti si girano meravigliati, perché quel suono strideva con l’atmosfera circostante. Già che c’è il nostro, notato un interruttore non ben aderente al muro, sveltamente con un cacciavite lo fissa dopo averlo raddrizzato.
Un anziano signore si stacca dall’aldilà del banco, è alto, con una gran barba bianca, tutti lo guardano con deferenza e soggezione. S’avvicina fendendo la folla e alzando l’indice della mano destra indica il nostro protagonista che solo allora s’accorge di essere al centro dell’attenzione generale.
PIETRO: Lei, … dico a lei, …s’avvicini…..
PAOLO: Miii ..? Scusi,… io ? 
PIETRO: Si, lei. Venga avanti, la prego.
Intimorito, Paolo s’avanza verso il banco tra due ali di folla che si apre al suo passaggio.
PIETRO: Si faccia avanti, suvvia. Come si chiama?
PAOLO: Zanuso Paolo, di Valdagno, Vicenza.
PIETRO: Dunque, vediamo…(consulta un librone di quelli posti sul banco) T..V.. Zab… Zan.. eccolo… Zanuso Paolo di Valdagno. La scheda dice….qualche peccatuccio, ….ha fatto arrabbiare l’Elsa qualche volta per colpa del CAI, …poca altra robetta. (rivolto a Paolo guardandolo tra il serio e il faceto) Io vorrei farLe una proposta, sta in Lei decidere. Di là (indica la porta a destra) ci sarebbe bisogno di uno come lei che sa usare le mani, quelli dentro son sempre lì a discutere, a far bei pensieri, poi si lamentano se si rompe una lampadina, se una porta cigola, loro usano la testa, i signori, le mani sono solo capaci di incrociarle dietro la schiena.
PAOLO (con gli occhi sfavillanti, ma anche con il timore di risvegliarsi da un sogno troppo bello: poter continuare ad aggiustare le cose, come durante la lunga pausa terrestre): Veramente potrei far questo? Non mi sta prendendo per il c.., scusi, …in giro?
PIETRO (con un gran sospiro di sollievo): Prego, si accomodi.
Ad un suo cenno la porta di destra si apre automaticamente, si intravede uno scorcio di paesaggio indescrivibilmente bello ed accogliente con una musica celestiale di sottofondo. Paolo si trova tra le mani la sua vecchia borsa di lavoro strapiena di attrezzi, ma così leggera che sembra sia lei a portarlo e non viceversa.
Paolo passa tra la folla che si apre al suo passaggio.
All’interno tutto è diverso: una pace assoluta pervade il cuore e la mente, tutto è ….Paradiso. Si guarda intorno, tutti gli sorridono e si complimentano con lui, un po’ curiosi per quella strana borsa che porta accanto a sé.
Il tempo passa, c’è molto da fare. Al mattino un rapido giro per raccogliere i guai da sistemare, poi via al lavoro sempre circondato da qualcuno ammirato della sua precisione e sapienza. Al pomeriggio poi grandi discussioni con Tommaso, Agostino ed altri Padri della Chiesa, ansiosi di sentire il parere da chi sa unire alla grammatica anche la pratica. Dalla sua stanza al mattino quando le finestre si aprono automaticamente (Paolo ha installato un congegno di sua invenzione assemblando vecchi rimasugli di magazzino) ogni tanto intravede in lontananza una catena di montagne: gli prende allora un senso di nostalgia, un che di mancanza che lo lascia stupito ed interdetto; come può mancargli qualcosa in quel luogo dove tutto è completo, qualsiasi bisogno è soddisfatto prima ancora di venir espresso?
Un giorno in uno dei suoi frequenti incontri con Pietro trova il coraggio di manifestargli questo suo disagio interiore.
Pietro sorride, dimostra di aver capito, ma la prende un po’ alla larga.
PIETRO: Cosa faceva sulla terra?
PAOLO: Lavoravo alla Marzotto, ho fatto un po’ di sindacato, suonavo da giovane nella Banda..
PIETRO: No, no,…intendevo nel tempo libero, dopo il lavoro.
PAOLO: molte cose, lavoretti vari, il CAI, preparare le gite, ma…., ora ricordo bene, il mio desiderio e piacere maggiore era salire in montagna con il mio zaino …. (un lungo sospiro gli apre il petto, poi prendendo coraggio) Ma, a proposito, quelle montagne che vedo dalla finestra pensa che si possano salire?
PIETRO: Non saprei dirglielo, ma penso proprio di sì. Siamo in Paradiso e qui tutto ciò che è bello e lecito è anche raggiungibile. Qualcuno nel passato c’è già stato, ma qui alpinisti ce ne sono pochi, sa, son tutti così egoisti, badano più a se stessi che agli altri.
PAOLO (più speranzoso che mai): Non sa se c’è qualche libro, qualche guida?
PIETRO: Certamente. In fondo alla biblioteca nella stanzetta di sinistra, quasi nessuno ci va mai, ci sarà un po’ di polvere da rimuovere, ci sono scaffali e scaffali con tutto ciò che si può immaginare.
Il pomeriggio dell’indomani, dopo il consueto giro dei lavori urgenti, quelli meno urgenti potevano aspettare, tanta era l’ansia di andare in biblioteca, Paolo si trova tra le mani un ben di Dio (si poteva in Paradiso esprimersi così?) di carte, guide, libri illustrati, descrizioni di sentieri da rimanerci giorni e giorni a consultare.
All’indomani di primo mattino trova il suo vecchio zaino già bell’e pronto, fuori della porta c’è il suo vecchio Vespone tutto lucido e in gran forma.
Cartina alla mano raggiunge il sentiero studiato la sera prima, una breve ferrata, un ciglione da superare, sempre più in alto fino alla cima. Il panorama non può che essere …celestiale.
Al ritorno e a cena non fa che parlarne; tutti gli sono intorno stupefatti del suo entusiasmo. Qualcuno gli chiede di poterlo accompagnare; e così ben presto gran parte degli ospiti del Paradiso diventano escursionisti provetti e Paolo deve procurare corriere da migliaia e migliaia di posti.
Quando si volle dare un nome a questo nuovo club e Pietro chiese a Paolo di indicarlo, gli fu istintivo chiamarlo “Sottosezione del CAI Valdagno”.
E fu così che la sezione di Valdagno si trovò ad avere, senza saperlo e non lo saprà mai, la più grande sottosezione del CAI nazionale.

Ennio Maraschin

Dal notiziario 2006 

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