|
Ho
conosciuto di persona Italo Soldà solamente in questi ultimi anni.
Ebbi modo di conoscere Gino Soldà negli anni settanta, quando
organizzavo per la Media Lampertico le settimane bianche a Pizzegoro: mi
elogiò e mi incoraggiò per l'iniziativa; ebbi altresì modo di
conoscere il fratello Aldo, che mi inviò una lettera di apprezzamento e
sprone in occasione di una lotta intrapresa come presidente della
sezione pesca del DAM per la salvaguardia del torrente Chiampo nei
lontani anni sessanta.
Di tutt'altro approccio fu l'incontro con l'ultimo dei fratelli
Soldà.
L'occasione la diede la pubblicazione del nostro libro per il 75° della
Sezione.
Forse mal consigliato, Italo interpretò in modo del tutto personale e,
a mio parere, fuorviante, alcuni passi dedicati al grande Gino; chiedeva
una "errata corrige" da inserire in ogni copia del libro.
Ci fu un incontro organizzato dal nipote Manlio nella nostra sede; feci
presente come fosse impossibile inserire una "errata corrige"
nella gran quantità dei libri già consegnata ai soci, proposi di
presentare sul nostro Notiziario quanto gli stava a cuore. Capì che non
c'era alcuna intenzione malevola di sminuire le imprese di Gino e si
offrì di scrivere qualcosa per i nostri soci. Questo nel marzo del '98.
Ci demmo appuntamento per settembre, una telefonata ci fece ritrovare al
bar Pasubio.
Arrivò con la sua cartellina in cuoio da cui trasse appunti ed una
prima traccia di racconto.
Raccontava con garbo ed una certa ironia quanto altri avrebbero narrato
con parole altisonanti, sempre attento a far capire la parte tecnica
dell'impresa. Gli chiesi notizie delle sue attività e lo invitai a
scrivere un breve "curriculum vitae" che poi apparve nel
Notiziario.
Mi piaceva sentirlo parlare, faceva rivivere personaggi e situazioni con
note di colore e con grande umanità, mai sentii dalla sua bocca una
parola di invidia o di rancore.
Così avvenne per due anni consecutivi (ed i suoi racconti si possono
leggere nei nostri Notiziari del '99 e 2000), poi la malattia non ci
fece più ritrovare al solito bar nel mese di settembre.
Un
ricordo di Ennio Maraschin.
|