LASCIALO ANDARE PER LE TUE MONTAGNE...

Dal notiziario 2004

Un canto di fede diventato leggenda

"Dio del cielo, Signore delle cime, un nostro amico hai chiesto alla montagna"... Inizia così il canto che Bepi De Marzi ha composto 45 anni fa per ricordare Bepi Bertagnoli, il giovane studente universitario, già partigiano durante la guerra con il nome di battaglia "Fuoco", alpinista e socio del Cai di Arzignano, precipitato, sette anni prima, in un dirupo dopo essere scivolato sulla insidiosa neve d’aprile nei paraggi del passo della Scagina, a breve distanza dal monte Gramolon. Quella canzone è diventata una preghiera che si intona in tutto il mondo. Sono trascorsi 45 anni e Signore delle Cime ha raggiunto la fama di una leggenda. Talvolta viene definita una canzone di montagna, ma in realtà è un canto di fede popolare, una preghiera che tocca il cuore. La musica e la poesia di Bepi De Marzi ha fatto il giro del mondo, mentre la sua produzione artistica (non c’è coro che non abbia in repertorio composizioni del maestro arzignanese), ha superato le cento canzoni.Bepi De Marzi.

"Schöpfer des Himmels, der schneebedeckten Zinnen...", inizia così una traduzione in tedesco di Signore delle cime, una tra le tante, perché il canto di Bepi De Marzi viene cantato perfino in giapponese.

Signore delle cime ha compiuto nell’autunno scorso 45 anni. Ed è lo stesso tempo anche per il coro "I Crodaioli" nato ad Arzignano nell'ambito della forte sezione del Club Alpino Italiano. Si è parlato e scritto tanto, intorno a questa composizione che nel mondo è diffusa come "canto tradizionale italiano".

"Basti pensare - ricorda il maestro De Marzi - a quando I Solisti Veneti, arrivando a Perth, in Australia, sono stati ricevuti all'aeroporto proprio con questo canto, intonato da un coro misto della grande città, la più isolata nel mondo, la più lontana da qualsiasi altro centro abitato". E viene eseguito anche dalla grande orchestra di Sofia

Il primo coro a intonarlo è stato il gruppo fondato da De Marzi, "con la voce solista di Francesco Concato, Chichi Montebello per gli amici, che subito commosso, nel pomeriggio di settembre, ha lasciato proseguire la voce poco più che adolescente di Francesco Brentan, che doveva diventare poi il mitico tenore solista dei Crodaioli". Ma il complesso, che in quegli anni indimenticabili ha diffuso più di tutti le nuove composizioni del maestro arzignanese, è stato il coro valdagnese "Amici dell'Obante" diretto da Gianni De Toni. Ed era lo stesso direttore, dalla limpida voce di tenore, a innalzare le poetiche parole e la piana melodia in modo maggiore; e va sottolineato che le prime incisioni del coro valdagnese, con il titolo di "Cante nostre", oltre alle preziose armonizzazioni di Vere Pajola, contenevano buona parte delle composizioni demarziane. Il coro Amici dell’Obante con il Cai, ogni anno nella chiesetta della Gazza, attigua al rifugio "Cesare Battisti", intona il malinconico e indimenticabile ricordo degli amici caduti in montagna "Lassù - come ha scritto Giorgio Pirana - in mezzo ai boschi e alle cime, tra il silenzio delle stagioni che passano".

"Noi continuavamo a cantare le cose tradizionali - precisa De Marzi - fino all'avvento della presidenza del notaio Mario Pagani che ha suggerito ai Crodaioli di impostare il repertorio sui miei canti nuovi. Avevo già scritto Joska e L'ultima notte con le parole di Carlo Geminiani ispirate dal libro di Giulio Bedeschi "Centomila gavette di Ghiaccio"; avevo già fatto Monte Pasubio, che gli alpini, ed è divertente, credono che sia un canto del 1917!".

Quanta commozione ha suscitato Signore delle Cime, diventato un inno che ha trovato affettuosa dimora nel cuore della gente. "Santa Maria, Signora della neve, copri col bianco soffice mantello, il nostro amico, il nostro fratello. Su nel Paradiso, lascialo andare per le tue montagne".

Luigi Centomo

Dal notiziario 2004

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