"Dio del cielo, Signore delle cime, un nostro
amico hai chiesto alla montagna"... Inizia così il canto che Bepi
De Marzi ha composto 45 anni fa per ricordare Bepi Bertagnoli, il
giovane studente universitario, già partigiano durante la guerra con il
nome di battaglia "Fuoco", alpinista e socio del Cai di
Arzignano, precipitato, sette anni prima, in un dirupo dopo essere
scivolato sulla insidiosa neve d’aprile nei paraggi del passo della
Scagina, a breve distanza dal monte Gramolon. Quella canzone è
diventata una preghiera che si intona in tutto il mondo. Sono trascorsi
45 anni e Signore delle Cime ha raggiunto la fama di una
leggenda. Talvolta viene definita una canzone di montagna, ma in realtà
è un canto di fede popolare, una preghiera che tocca il cuore. La
musica e la poesia di Bepi De Marzi ha fatto il giro del mondo, mentre
la sua produzione artistica (non c’è coro che non abbia in repertorio
composizioni del maestro arzignanese), ha superato le cento canzoni.
"Schöpfer des Himmels, der schneebedeckten
Zinnen...", inizia così una traduzione in tedesco di Signore
delle cime, una tra le tante, perché il canto di Bepi De Marzi
viene cantato perfino in giapponese.
Signore delle cime ha compiuto nell’autunno
scorso 45 anni. Ed è lo stesso tempo anche per il coro "I
Crodaioli" nato ad Arzignano nell'ambito della forte sezione del
Club Alpino Italiano. Si è parlato e scritto tanto, intorno a questa
composizione che nel mondo è diffusa come "canto tradizionale
italiano".
"Basti pensare - ricorda il maestro De Marzi - a
quando I Solisti Veneti, arrivando a Perth, in Australia, sono stati
ricevuti all'aeroporto proprio con questo canto, intonato da un coro
misto della grande città, la più isolata nel mondo, la più lontana da
qualsiasi altro centro abitato". E viene eseguito anche dalla
grande orchestra di Sofia
Il primo coro a intonarlo è stato il gruppo fondato
da De Marzi, "con la voce solista di Francesco Concato, Chichi
Montebello per gli amici, che subito commosso, nel pomeriggio di
settembre, ha lasciato proseguire la voce poco più che adolescente di
Francesco Brentan, che doveva diventare poi il mitico tenore solista dei
Crodaioli". Ma il complesso, che in quegli anni indimenticabili ha
diffuso più di tutti le nuove composizioni del maestro arzignanese, è
stato il coro valdagnese "Amici dell'Obante" diretto da Gianni
De Toni. Ed era lo stesso direttore, dalla limpida voce di tenore, a
innalzare le poetiche parole e la piana melodia in modo maggiore; e va
sottolineato che le prime incisioni del coro valdagnese, con il titolo
di "Cante nostre", oltre alle preziose armonizzazioni di Vere
Pajola, contenevano buona parte delle composizioni demarziane. Il coro
Amici dell’Obante con il Cai, ogni anno nella chiesetta della Gazza,
attigua al rifugio "Cesare Battisti", intona il malinconico e
indimenticabile ricordo degli amici caduti in montagna "Lassù -
come ha scritto Giorgio Pirana - in mezzo ai boschi e alle cime, tra
il silenzio delle stagioni che passano".
"Noi continuavamo a cantare le cose tradizionali
- precisa De Marzi - fino all'avvento della presidenza del notaio Mario
Pagani che ha suggerito ai Crodaioli di impostare il repertorio sui miei
canti nuovi. Avevo già scritto Joska e L'ultima notte con
le parole di Carlo Geminiani ispirate dal libro di Giulio Bedeschi
"Centomila gavette di Ghiaccio"; avevo già fatto Monte
Pasubio, che gli alpini, ed è divertente, credono che sia un canto
del 1917!".
Quanta commozione ha suscitato Signore delle Cime,
diventato un inno che ha trovato affettuosa dimora nel cuore della
gente. "Santa Maria, Signora della neve, copri col bianco
soffice mantello, il nostro amico, il nostro fratello. Su nel Paradiso,
lascialo andare per le tue montagne".
Luigi Centomo