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Tregnago nel cimitero locale, dove la pianura comincia a salire verso i
Lessini, è sepolto uno
dei massimi rappresentanti dell’alpinismo italiano: Ettore Castiglioni.
Un uomo che deve essere ricordato, oltre che per le sue straordinarie
imprese alpinistiche, anche per il grande spessore umano e intellettuale
testimoniato dai ricordi scritti che ci ha lasciato dai quali traspare
il suo modo di considerare l’alpinismo, visto come specchio dell’esistenza
umana. Un uomo caratterizzato da un carattere forte, che non accettava
la mediocrità e la passività, ma vedeva nel vivere quotidiano l’occasione
per assaporare la vita nei suoi aspetti più veri e genuini,
indifferente ad ogni forma di costrizione.
Basta rileggere a tale proposito alcuni dei passi delle sue memorie per
capire lo spirito di quest’uomo che animava il suo agire. Castiglioni,
messa nel cassetto la sua laurea in legge, è vissuto in montagna ed è
morto a soli trentacinque anni.
Alpinista, scrittore esteta dei monti, poeta della montagna,
appassionato di musica e di letteratura, conobbe assai bene il francese,
l’inglese e il tedesco.
Iniziò a scalare appena undicenne. Nel 1921 è con Tita Piaz alle Torri
del Vajolet e nel 1923 sulla parete ovest del Pelmetto.
Alla fine saranno oltre duecento le "prime" le varianti
collezionate, di cui ben trentasei nel 1942. Fu proprio nei suoi diari,
da non molto ritrovati, scritti in gran parte nella tranquillità della
sua casa a Tregnago legato da tanti affetti e da tanti ricordi, l’unico
punto fermo della sua vita tanto randagia e irrequieta.
Tregnago in questa valle che aveva visto le sue giovanili scorribande e
che così profondamente aveva contribuito alla sua formazione spirituale
e alpinistica, che ha trovato la pace eterna Ettore Castiglioni.
Giorgio Pirana
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