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< E' da un po' che non ci
dormo la notte....>
Ero lì, il più vicino
possibile a quel baratro nero, echeggiante con una melodia in lontananza
fatto di stillicidi d'acqua che mescolati alla nostra voce..... < pozzoo!
oo! >, rendeva come una colonna sonora.
Così la mia fantasia
correva con l'immaginazione che laggiù, proprio laggiù sul fondo, ci
stava un mondo fantastico di gnomi, draghi, fate e stregoni.
Siamo alla fine dell'anno...
mi ritrovo qui seduto davanti al mio pc, e penso a quante n'abbiamo
fatte... d'avventure speleo s'intende... un anno trascorso molto
intensamente e per essere modesti sono dieci anni che il gruppo grotte
percorre meandri oscuri e pozzi profondi sempre con quella emozione ed
adrenalina da esploratori che solo diventando speleo si può capire.
Caro lettore ti avevo
lasciato, mesi or sono... con quella meravigliosa scoperta nella vallata
dell'Agno; < ricordi? Il Buco del Prestigio ! ... gran bella grotta. >
Poi, le nostre attenzioni speleologiche si sono spostate ad ottanta
chilometri da casa... sull'altopiano d'Asiago.
L'Altopiano dei Sette Comuni,
conosciuto come Altopiano di Asiago, occupa una posizione centrale
nell'ambito della fascia delle Prealpi Venete. Considerato l'Altipiano
per eccellenza a causa dei caratteri e della notevole estensione delle
sue superfici sommitali, delimitate tutte intorno da ripide scarpate.
Questo gruppo montuoso, dalla forma grossomodo quadrangolare, esteso per
una superficie complessiva di 600 kmq, entro un intervallo altimetrico
compreso tra i 600 e 2300 metri, è delimitato ad Ovest dalla profonda
incisione della valle dell'Astico, a Nord ed ad Est dalla valle del
Brenta eValsugana, a Sud dalla scarpata tettonica che domina una
ristretta fascia di colline subalpine fra Piovene Rocchette e Bassano
del Grappa.
L'area posta nel settore
Nord-Orientale dell'Altopiano, è contrassegnata da tronconi di ampie
valli, pressoché secche per la totale assenza di corsi d'acqua, ed
estese conche fra cui spicca quella di Marcesina. Tale conca, chiamata
anche Piana di Marcesina, è sepolta da potente coltre moreniche Wurmiane
che mascherano gli affioramenti rocciosi.
Dal 1997 il Gruppo Grotte di
Valdagno, composto di giovani speleo molto intraprendenti, hanno
dedicato studi sulla zona posta a Nord della Piana di Marcesina,
precisamente sul confine amministrativo tra le regioni Veneto e
Trentino, quest'area è costituita dalla serie di formazioni carbonatiche
del Mesozoico appartenente soprattutto alla Dolomia Principale ed, in
minor misura, ai Calcari Grigi e al Rosso Ammonitici; tuttavia queste
due ultime formazioni coprono in sostanza la totalità delle superfici
prese in esame:
Stretta
delle Prusche, Busa della Vedova, Bosco di Lagonsin, Monte Magari,
Burrone Langhetanna, Scoglio Bianco, Bosco Giocomalo e la Valle Gozza.
La Valle Gozza, parte a monte
dalla conca compresa tra le località "Campo Casara" e "Chiesetta della
Fossetta", a quota 1650 metri, scende poi in direzione Est per oltre un
chilometro per successivamente piegare verso Sud-Est per altri due
chilometri fino ad entrare in località "Campo di Sotto" in territorio
Trentino, a quota 1300 metri.
La parte alta della valle si
presenta come una fusione di più doline d'origine glaciocarsica con i
fondi occlusi sia da morene, sia da grossi massi trasportati dai
ghiacciai Wurmiani. Verso la quota di fondovalle corrispondente ai 1500
metri, la valle si allarga a Sud, verso il Colle di Lagonsin, cambiando
completamente l'aspetto superficiale in una serie di piccoli e poco
profondi avallamenti, alcuni ciechi convoglianti a raggiera, dapprima
verso una piccola conca a fondo paludoso a quota di circa 1440 metri,
conosciuta dai locali come "Busa del Capriolo", poi verso il "Bosco dei
Lagonsini di Sotto" nuovamente a fondovalle. Le doline presenti sono
piuttosto rare, mentre i "campi solcati" rappresentano la normalità
soprattutto sui dossi e lungo le piccole dorsali.
Le cavità degne di nota sono,
in ordine di scoperta, il Senza Elle, il Mae e Spae e, per ultima...
l'Abisso del Grankio.
Questa breve PREMESSA è
stata fatta per introdurti in una storia d'esplorazione speleologica che
ha avuto inizio in un giorno d'estate del 2004... buona lettura.
CRONACA:
21 Luglio 2004, note:
rinvenute due nuove cavità di cui una molto promettente.
Queste poche parole, scritte
da Moreno sulla "scheda d'uscita" che noi compiliamo ogni qualvolta
dedichiamo del "tempo speleo", non vanno sottovalutate, quel molto
promettente m'incuriosì tanto da tornare sul luogo assieme a lui...
25 Luglio, note:
disostruito l'ingresso con evidente proseguimento verso l'abisso?!
Sempre poche parole, questa
volta scritte da me, ma non sapendo nulla e tanto meno visto nulla di
che cosa ci aspettava là ... quale evidente proseguimento verso
l'abisso?! Una premonizione ?
L'aria gelida che esce
sparata fuori da quel’ingresso a pozzo è più di una premonizione.... ne
sono convinto ma soprattutto ci crediamo.
1-2 Agosto, note:
esplorato cento metri di cavità, fermi su un pozzo non sceso.
Il Grankio, così lo abbiamo
chiamato, non è una "bestia" docile, non si fa tanto facilmente
esplorare, anzi, è un lungo meandro dalla forma di budello e per giunta
unto di latte di monte, come inizio, ci fa subito intuire che saranno
"uscite speleo" della serie non per tutti.
10-11 Agosto, note:
esplorazione del primo pozzo ed allargamento di alcuni punti per rendere
più agevole l'uscita.
17 Agosto, note: scesi
i pozzi per circa 45 metri con allargamento (adeguato) fra un pozzo e
l'altro. N.B. l'abisso continua.
22 Agosto, note:
disostruzione.
26 Agosto, note:
allargamento della parte iniziale.
27 Agosto, note: scavo
sul fondo.
No, non voglio che leggendo
queste "note d'uscite", ti faccia idee sbagliate di noi speleo come solo
bravi a disostruire, allargare e scavare, ma devi chiederti solo il
perché... e se ci segui capirai... noi, o meglio, in questo momento io,
posso solo dirti che da quando l'uomo si è messo nei panni dello
speleologo ( ma quello VERO), con tutti i suoi affini da esploratore
degli abissi ipogei e quando si trova in un cunicolo con una sezione di
30/40 centimetri con un tiraggio d'aria chesolo l'esperienza ti dice che
là, poco oltre ci deve essere un qualcosa di grande, che sia ambienti o
pozzi... ma qualcosa di grande c'è.
L'allargamento
artificiale (orribile termine) va fatto, anche di pochi centimetri
credimi, ma il tuo fisico ti ringrazierà quando dopo molte ore di
risalite sui pozzi ( che poco oltre ci devono essere ), dovrai tornare
fuori e rimetterti in viaggio verso casa e quindi tornare un umano
qualsiasi.
4-5 Giugno 2005, note:
esplorazione nel "meandro basso" prima del sifone.
Finalmente siamo ritornati in
altopiano, dopo un lungo inverno gelido rivedo l'ingresso del Grankio, e
ammetto che un'emozione del tipo, un brivido nella schiena l'ho avuta.
Sifone? Già ci troviamo a
meno 70 metri e ci sta una sorta di sifone che sbarra l'esplorazione...
ma qualcosa c'è di là, con tutta quell'aria che tira da una fessura sul
fianco del sifone... si cercano nuovi passaggi... cinque metri prima c'è
un oblò in alto che può essere un bypass, ma dopo pochi metri di
budello... niente. < Che stia sopra all'ultimo pozzo?> Effettivamente
c'è un proseguimento, invece di scendere gli ultimi dieci metri si va
dritti...
< si, una parola... stretto
della malora! > ci dobbiamo un pò riflettere, di sicuro il Grankio non
smentisce la sua fama di "bestia da domare", ci sta osservando, vuole
metterci alla prova, sembra un gioco di nervi: una grotta per nulla
comoda, fatta di meandri bassi e stretti e sempre accompagnati dal latte
di monte per giunta gelido, anche fra un pozzo e l'altro i passaggi sono
del tipo... ma chi me lo fa fare?
11 Giugno, note:
allargamento della parte iniziale.
Così è deciso per
l'allargamento, almeno della parte iniziale... perché si è capito che se
non ti bagni all'inizio, ( il che fino ad ora era quasi inevitabile ) si
riesce a sopravvivere di più per le prossime esplorazioni laggiù...
19 Giugno, note:
rilievo topografico, ed allargamento nel "meandro basso".
25-26 Giugno, note:
rilievo topografico.
Questi due fine-settimana li
ho dedicati al rilievo, < lo voglio vedere al computer questo Grankio...>.
Tanto per iniziare ho steso un rilievo esterno, partendo dall'ingresso
del Grankio sino all'ingresso di Senzaelle... si, non distano poi molto,
e dall'andamento che ha il Grankio può finirci concretamente sotto.
Bè, andiamo un pò per
ordine... già, leggendo la premessa avrai certamente capito che l'inizio
di questa cavità dopo un ingresso a pozzo di sei metri, sì "budella" in
un meandro stretto e sempre in costante discesa puntando spesso a Sud
per oltre 80 metri, poi finalmente sembra sì "butti" in pozzi, anche se
non di grandi profondità, cinque in totale sino a raggiungere una
profondità di circa 70 metri...poi di nuovo un meandro, molto simile al
precedente per le sue ampiezze ma con pareti di roccia migliore, nel
senso che sono senza quel latte di monte che oramai cominciava essermi
antipatico, una cinquantina di metri e poi il sifone... sì perché ho
tralasciato il particolare che dopo pochi metri dall'ingresso, la grotta
è attiva (percorsa da acqua).
2 Luglio, note:
percorsi circa venti metri del nuovo cunicolo, ( ramo alto).
10 Luglio, note:
allargamento.
24 Luglio, note:
allargamento.
Si cerca un bypass al sifone
quindi, una speranza è data dall'esplorazione di quel cunicolo sopra
l'ultimo pozzo... alla fine tutti i week-end del mese sono dedicati in
questa via, chiamata Ramo Alto.
30-31 Luglio, note:
esplorazione meandro sopra l'ultimo pozzo, ( ramo alto).
8 Agosto, note:
esplorazione meandro sopra l'ultimo pozzo, ( ramo alto) fermi su
laminatoio.
Un bellissimo ramo
semi-fossile, con bellissime concrezioni di calcite dalle forme più
varie, che acqua-natura ha creato.... splendido!
Ma sembra non porti oltre
nessun sifone, ti devo confessare che questo, Moreno ed io, lo
sapevamo... poca aria, temperatura più elevata rispetto al "ramo del
sifone" sono indizi che non ci smentivano, ma ci incuriosiva pure a
farlo.
<Be', non ci resta che
forzare il sifone!>
Sicuramente un lavoraccio da
"rompersi" la schiena, e per questo programmato per il campo-speleo
estivo che da un pò d'anni non si faceva... non vedo l'ora.
Un inizio d'agosto non dei
migliori dal punto di vista meteo e le previsioni non sono buone, ma
dopo aver pianificato la logistica per i prossimi cinque giorni... si
parte:.
13 Agosto, inizio
campo-speleo 2005, note: allargamento parte iniziale e pulizia /
allargamento del sifone / rilievo topografico del "ramo alto".
Come penso si sia capito,
quest'anno il campo-speleo lo si dedica esclusivamente al Grankio,
perché quel sifone "ha un dopo".... però prima, si necessita di un
allargamento per il dopo...... credi.
15 Agosto, note:
passato il sifone ed è pozzooo!!
Le nostre intuizioni erano
esatte: quel tiraggio d'aria gelida e violenta porta ad un pozzo che non
si è ben capito quanto profondo e tanto meno quanto largo possa
essere..... molto comunque.
Siamo tutti stanchi
fisicamente per il lavoro fatto ma il risultato ottenuto ci rende
soddisfatti, la prossima uscita sarà esplorazione.
16 Agosto, note:
battuta esterna con cinque nuovi rilievi e posizioni con gps.
Oggi riposo, per così dire.
17 Agosto, fine
campo-speleo 2005, note: sistemazione dell'ingresso.
1 Ottobre, note:
allargato il "Ramo della Vittoria".
Già, così l'abbiamo chiamato.
Un meandro dalle dimensioni non proprio generose, lungo un centinaio di
metri e che alla fine si butta in un pozzo...
2 Ottobre, note: sceso
il pozzooo! Chiamato "Piccolo Mulu", ed iniziato "Grande Mulu".
È arrivato il giorno che
tutti noi del gruppo aspettavamo......... < è da un pò che non ci dormo
la notte >, una frase detta all'inizio della storia, ora comincia ad
avere un senso.
Si tratta di un bel pozzo del
diametro medio di sette-otto metri che scende in verticale per
quaranta.... e a pochi metri dal fondo sul lato sinistro, una finestra a
forma di un oblò di dimensioni cui si può comodamente stare in
piedi....., bè ! da qui si ammira il prossimo pozzo: ha dimensioni
pazzesche... questa è l'idea che ci ha fatto, praticamente per quanto ti
sforzi a puntare fari di luce in varie direzioni, non vedi praticamente
nulla...... nero, solo colore nero.
Ho lanciato sassi, alcuni
grandi e di peso notevole................ bbbuuuumm!
Ti assicuro che per alcuni
secondi ho provato un'emozione mista terrore... non abbiamo ancora molto
tempo per cui inizio a scendere preparando così l'armo per il "Grande
Mulu".
23 Ottobre, note:
esplorato "Grande Mulu". Ma non sceso il fondo per mancanza di corde.
Alla precedente uscita il
Grande Mulu si era presentato come un pozzone non di facile approccio,
perché inizia con una bisognosa pulizia di lastre di roccia pensile per
un tratto verticale di oltre venti metri e il lavoro di sgaggio
c'impegna per ore..... poi cambio, sembra ok, l'armo può
proseguire...... scendo per altri trenta metri di corda, termina la
cento, iniziata col Piccolo Mulu, parto con la sessanta che avevo
appresso...... continuo a scendere..... mi guardo attorno...... nero,
continuo l'armo...... pulisco la parete da lastre pensili...... continuo
a scendere....... la parete cui scendo si allontana, sotto di me non
vedo il fondo ma una sorta di cengia si fa reale, devo calcolare se la
corda che mi rimane da sfilare dal sacco è abbastanza da atterrare in
quella specie di terrazzino...... mi trovo nel vuoto...... mi guardo
attorno..... nero, guardo se c'è il nodo a fine corda..... c'è, scendo
tutta la corda e con le punta dei piedi tocco quel terrazzo messo in
forte pendenza e se riesco a pendolare un pò mi tiro a favore, risalendo
la pendenza fino alla parete così da recuperare corda per un armo di
sicura....... fatta!
Ancorato all'armo mi guardo
attorno, ma soprattutto giù... non si vede ancora il fondo, alzo la
testa
ed urlo ai miei compagni... < li-be-raa!!>.
...E con questa parola, caro
lettore, ti rimando al prossimo bollettino... speleosaluti.
Luca Dalle Tezze |