Questo itinerario, oltre a costituire il più comodo raccordo tra i due rifugi, viene raccomandato per la singolare bellezza dell'ambiente antropico di media montagna, al quale fanno da corona arditi scorci dolomitici.Il percorso serve anche da via di ritorno per chi ha fatto peripli in quota fra i due punti estremi.
Si parte, in congiunzione con l'it. 105, dal rif. Battisti (m 1265) scendendo fino al primo tornante della strada che porta al rifugio, dove si devia, lasciando a sinistra l'it. 105, per scendere verso Nord-Est e riprendere per 300 m ancora la strada, che si abbandona nuovamente a q. 1157 deviando a sinistra. Imboccata una comoda mulattiera si scende dapprima tra i prati e si superano poi in terreno più accidentato i vai del Pelagatta, delle Ghimbalte, del Lovaraste e Batental. Guadagnato il costolone che costituisce l'argine destro del bacino del Rotolòn, lo si percorre comodamente per prati e bosco ceduo sfiorando Malga Canaste (m 1087, ore 1.00), passando a monte di Malga Nizzegarte e toccando Malga Lorpodo (m 1105). Procedendo in falso piano si entra nel grandioso impluvio del Rotolon, con le sue frane antiche e recenti, e lo si attraversa in piano fin dove sorgeva l'ex Cascina Forestale (m 1149, ore 2.30), asportata da una frana, dove si incontra la carreggiabile che si dirama dalla rotabile per Campogrosso al Bivio Rao. Di qui si procede, in congiunzione con l'it. 3 che proviene dal bivio sopraddetto, sul bordo sinistro orografico della frana, fino a incontrare la mulattiera che porta prima ai ruderi di Malga Buse Scure e poi al Passo omonimo (m 1475; ore 3.30). Immessisi nell'it. 7 lo si segue in senso inverso a destra fino al rif. di Campogrosso (m 1456, ore 3.45).
Itinerario molto frequentato e interessante, che si svolge fra le Torri lungo i Vai del Fumante. La prima e l'ultima parte sono costituite da percorsi escursionistici più o meno impegnativi. Quella centrale è un vero e proprio sentiero alpinistico entro il Vajo Scuro attrezzato con mezzi fissi di sicurezza, che non presenta particolari difficoltà; esso non è comunque accessibile a chi è sprovveduto, e va in ogni caso affrontato con attenzione e prudenza.
Si parte dal rif. Battisti alla Gazza prendendo verso Nord in discesa la rotabile che sale da Recoaro e la si segue fino al primo tornante. Di qui inizia, sempre in direzione Nord, la mulattiera che porta alla vicina Malga Lorecche (m 1280 c., ore 0.15) alla cui altezza si stacca sulla sinistra l'it. 113. Si prosegue per una costa prativa in leggera salita, fin dove essa scende sul ghiaione, fino a raggiungere il bivio da cui prende avvio a sinistra l'it. 114 per il Passo di Pelagatta. Traversate le ghiaie del Vaio Pelagatta e tenendo sempre a sinistra, rimontato sull'opposta sponda il bosco delle Ghimbalte, si esce nell'accidentato Vajo omonimo. Lo si risale dapprima al centro, poi sulla destra, e, dove esso si biforca, si continua faticosamente lungo il suo ramo destro (sinistra idrografica) per scavalcarne il fianco e riprendere a salire con qualche serpentina per erto pendio erboso che porta alla Selletta delle Poe, contraddistinta da crocefisso di legno. Si continua per pochi metri a salire l'opposto lato, fino a lambire una liscia e grigia paretina che si supera a destra e, aggirato il costone, si penetra infine nell'incassato Vajo Lovaraste, interessato ultimamente da una frana che ne pregiudica l'accesso (m 1550 c., ore 1.50). Lo si segue in discesa per breve tratto attrezzato e poi, aggirando sulla sinistra lungo una lista erbosa l'incombente Lontelovere, si perviene facilmente sul fondo dell'ampio Vajo dei Lazocli, che si può percorrere direttamente dal basso. Per massi e roccette lo si risale nel centro fino a toccare la base del Torrione Recoaro(ore 2.00) giusto dove esso, con la gigantesca struttura dello spigolo Sud, divide il Vajo in due rami. Lasciato sulla sinistra (destra idrografica) il Vajo del Bisele, si sale verso l'orrido e angusto Vajo Scuro, chiuso tra la muraglia Est del Torrione e la scabra fiancata Ovest della Punta delle Losche. L'inizio .e caratterizzato da una buia spaccatura verticale preceduta da un gradino lievemente strapiombante; due cavi metallici e ottimi appigli ne facilitano il superamento e l'uscita. Altri lisci gradoni e massi si vincono senza grande difficoltà grazie all'ausilio di varie corde fisse, fino a raggiungere il franoso diedro terminale del Vajo, pure munito di corda fissa, che sbuca alla Forcella Bassa. Di qui il sentierino traversa in quota, entra in una spaccatura sbarrata da macigni sovrapposti e incastrati, che si vincono per la paretina di destra e per una successiva cengetta. Raggiunta la sommità della spaccatura, ci si cala per una strettoia dalla quale una fune permette di approdare in un canalino detritico. Per terriccio, erba e una cengetta spiovente, che richiedono attenzione, si traversa quindi a sinistra un ripido pendio, pervenendo a pochi passi dalla Porta dell'Inferno. Risalito a sinistra uno scosceso pendio ghiaioso che porta alla Forcella della Scala (m 1850 c., ore 3.00), punto più alto toccato dal percorso, si inizia subito la discesa portandosi a sinistra. Traversando un tratto del Giaron della Scala ci si immette nell'it. 6 proveniente da Campogrosso e diretto al rif. Scalorbi. Di qui fino a Campogrosso si procede in congiunzione con esso calando lungo le ripide serpentine fino all'altezza delle Guglie GEI. Qui si traversa sulla destra il Giaron della Scala, fino a imboccare una spaccatura nella roccia e si scende poi verso la Sella del Rotolòn (m 1523, ore 3.45), dove il percorso si congiunge con l'it. 7. Seguendolo a ritroso si perviene prima al Passo delle Buse Scure (m 1475) (di qui prende avvio a destra l'it. 33 per il rif. Battisti) e poi alla rotabile che viene da Campogrosso. Per la strada, prendendo verso Est, si giunge in breve al rif. di Campogrosso (m 1456, ore 4.15).
L'itinerario, molto facile e frequentato, oltre a servire da collegamento tra due rifugi, è seguito, sia partendo dal Revolto sia soprattutto partendo dal Battisti, come via di accesso al Passo delle Tre Croci da cui si diramano parecchi per accedere ai monti circostanti. In particolare esso costituisce la via Più battuta per immettersi nella Conca di Campobrun per chi viene da Recoaro.
La partenza è dal rif. Battisti (m. 1265), prendendo in direzione Ovest il sentiero che, dopo essersi dapprima inerpicato con regolare pendenza fin quasi alla base del Sasso delle Molesse, volge quindi lungamente a destra e, oltrepassato il solco ghiaioso calante dal valico, si porta sulle erte pendici Sud-Est del Monte Plische. Dopo averle risalite esso piega a sinistra lasciando a destra l'it. 111 per il Forcellino e, attraversato diagonalmente il ripido pendio, guadagna il valico delle Tre Croci, a volte impropriamente chiamato anche della Lora (m. 1716, ore 1.30). Al valico il percorso incrocia l'it. 202 che viene dal Passo della Scagina (verso destra porta al rif. Scalorbi). Presto però devia a destra, lungo la destra idrografica della Val del Diavolo, prima tra prati e poi entro il bosco, fino a congiungersi, dopo aver descritto numerosi e ripidi tornanti, con il Sentiero Europeo E5. Prendendo a destra si procede, seguendo a ritroso questo itinerario, fino in prossimità del Lago Secco, dove, deviando da esso a sinistra, si punta sul fondo dello stesso Lago, che si attraversa su una briglia a quota 1200 circa. Con uno strappo finale, che risale il pendio opposto a quello da cui si è discesi, si raggiunge il rif. Rivolto (m 1336, ore 2.40).
lI vero e proprio itinerario 111 è una breve, faticosa, variante dell'itinerario 202 seguita in particolare da chi sale dal rif. Battisti che nel tratto fra il Passo delle Tre Croci e la Porta di Campobrun, si mantiene sulla bancata detritica del versante Est del Monte Plische.
L'inizio di questo itinerario è 5 minuti prima del Passo delle Tre Croci, deviando a destra verso Nord dopo l'ultimo tornante del percorso 110 che parte dal Battisti (m 1265, ore 1.15), Si segue un impervio, accidentato pendio che guadagna il Forcellino Plische (m 1900 c.), oltre il quale ci si cala, tenendosi sulla sinistra, in una conca imbutiforme da cui si riesce poi con breve salita sulla Porta di Campobrun (m 1831, ore 2.15), poco dopo che da destra si è immesso l'it. 113 del passo dell'Omo e della Dona; qui ci si immette nell'it. 202. Seguendolo a destra lungo il tracciato della comoda mulattiera si arriva in breve al rif. Scalorbi (m 1767, ore 2.30).
Si tratta di un raccordo fra gli itinerari 105 e 202, attraverso il quale si può raggiungere più direttamente la Conca di Campobrun evitando il Passo delle Tre Croci. Conosciuto fin da epoca remota, è faticoso in salita, ma proficuo e rapido in discesa.
Fino ai pressi di Malga Lorecche (m 1280, ore 0.15) si segue l'it. 105 che parte dal rif. Battisti alla Gazza. Qui si piega decisamente a sinistra e si procede in prevalente direzione Ovest; seguendo dei tornanti che si fanno sempre più stretti, si sale il ripido costolone mugoso e detritico che cala dal Monte Plische, tenendosi tra i ghiaioni del Plische da una parte e lo scoscendimento del Pelagatta dall'altra. Si raggiunge uno spuntone roccioso, a destra del quale si innalzano, quasi all'orlo del precipite pendio, due singolari monoliti, distinguibili anche da lontano, nei quali si sono identificati l'Omo e la Dona che danno il nome al percorso. Oltrepassati, si supera una frastagliata scogliera oltre la quale il sentiero, fattosi pianeggiante, penetra sul ghiaioso imbuto della Lora. Attraverso di esso, camminando in leggera discesa, ci si innesta nell'it. 202 proveniente dal Passo delle Tre Croci poco prima della Porta di Campobrun (m 1831, ore 2.00). Lungo questo si scende per facile mulattiera al rif. Scalorbi (m. 1767, ore 2.10).
E anche questo un percorso diretto, ancor più dell'it. 113, tra il rif. Battisti alla Gazza e il rif. Scalorbi. Entro l'imbuto del Vajo il sentiero si riduce spesso a seguire il solco vallivo ingombro di massi e di detriti; per questo, anche se interessante, l'itinerario è faticoso, richiede cautela ed è sconsigliato a comitive numerose.
Pure questo percorso si dirama dall'itinerario 105 che parte dal rif. Battisti alla Gazza. Oltrepassata Malga Lorecche e giunti dopo pochi minuti a q. 1300 c. (ore 0.20 dal rif. Battisti) si devia a sinistra abbandonando l'it. 105. Si raggiunge faticosamente, per aspra traccia fra massi e mughi, la base di una parete, che si attraversa a destra per calarsi nella conca del Vajo del Pelagatta. Si sale sulla sinistra idrografica del Vajo, lungo una traccia faticosa che si fa strada fra i macigni, fino a giungere ad una biforcazione. Qui (m 1550 c.), lasciato il ramo che sale direttamente, sconsigliabile perché pericoloso, si piega a sinistra per traccia di evidente sentiero e si entra nella parte terminale del Vajo il cui fondo è riempito di detriti mobili. Lo si risale direttamente con prudenza fino a sbucare su una conca prativa, donde su sentiero, prendendo a sinistra, si giunge in breve al Passo di Pelagatta e al rif.. Scalorbi (m 1767, ore 2.00 dal rif. Battisti).
E' un riposante camminare in quota che procede nella prima parte lungo una mulattiera e poi lungo una strada sterrata. Congiunge due località già sede di due rifugi attraverso un percorso gradevole e distensivo, quando non sia disturbato dal traffico motorizzato, soprattutto nelle stagioni intermedie.
Si parte dal rif. Battisti (m 1265) imboccando la mulattiera che, procedendo prima in direzione Sud e poi Sud-Est, congiuntamente con l'it. 121, taglia orizzontalmente i costoloni mugosi e i solchi detritici del Monte Zevola fino a portarsi sotto il canalone che scende dal Passo Ristele, poco oltre il quale (m 1297, ore 0,20) a destra devia l'it. 121 che raggiunge il Passo stesso. Di qui si piega decisamente verso Nord-Est e si procede in leggera discesa fino a raggiungere Malga Rove Alta, dove inizia la strada sterrata. Lungo di essa, sfiorando diverse malghe e prendendo a destra al bivio di Casare Asnicar (m 1046), si giunge alla Conca di Pizzegoro (m 1019, ore 2.30).
E' un facile collegamento, frequentato già anticamente, tra le alte valli dell'Agno, del Chiampo e d'Illasi.
Si parte dal rif. Battisti alla Gazza(m 1265) movendo in direzione Sud. Seguendo, in congiunzione con l'it. 120, la mulattiera che taglia i costoloni mugosi e i solchi detritici del Monte Zevola, che procede prima in direzione Sud e poi Sud-Est, si raggiunge con breve salita il bivio per Malga Rove (m 1297, ore 0.20). Qui si piega decisamente a destra per seguire un ardito sentiero che con ampi e regolari tornanti affronta e supera un ripido spallone boscoso per immettersi poi in un canalone ghiaioso il quale si fa sempre più erto e stretto. Seguendo le serpentine, che si infittiscono sostenendosi l'una con l'altra, si sbuca nel Passo Ristele (m 1641, ore 1.20) che immette negli aperti pascoli di Malga Frasèle. Duecento metri oltre il passo ci si congiunge con l'it. 202, proveniente da Sella del Campetto e diretto al rif. Scalorbi, e negli itinerari che scendono a Giazza.