UOMINI, DRAGHI E CAVERNE.

Dal notiziario 2004

L’essere umano, in epoca primitiva, ha vissuto in intimo contatto con il mondo cosiddetto ipogeo. Fin dalla sua comparsa, infatti, l’uomo si è servito di caverne, covoli ed antri per svariati motivi: rifugi dalle intemperie, luoghi di riparo da attacchi d’animali feroci, sacri ritrovi adibiti alla sepoltura dei propri morti e altro ancora. L’avanzare della civiltà ha gradualmente portato l’uomo a staccarsi da tale ambiente avvicinandolo ad un altro ricco di edifici artificiali da lui stesso progettati e costruiti, senza però dimenticare il passato utilizzando ancora una volta le caverne come stalle o come rifugi occasionali in caso di maltempo. Con il Medioevo le grotte diventarono luoghi da evitare poiché considerati tetri rifugi di streghe, maghi ed eretici entrando di conseguenza a far parte dello "sconosciuto". Bisognerà forse aspettare l’inizio del XVI secolo quando il poliedrico scienziato ed inventore Leonardo Da Vinci visita e descrive due grotte lombarde… è la scintilla verso la nuova riscoperta del mondo sotterraneo; ma leggiamo un po’ di quell’avvincente racconto:

  - Tirato dalla mia bramosa voglia, vago di vedere la gran coppia delle varie e strane forme fatte dalla artifiziosa natura, raggiratomi alquanto infra gli ombrosi scogli, pervenni all’entrata di una gran caverna; dinnanzi alla quale, restato alquanto stupefatto e ignorante di tal cosa, piegato le mie reni in arco e ferma la stanca mano sopra il ginocchio, e colla destra mi feci tenebre alle abbassate ciglia; e spesso piegandomi in qua e in là per vedere se dentro vi discernessi alcuna cosa; e questo vietatomi dalla grande oscurità che là dentro era. E stato alquanto, subito salse in me due cose: paura e desiderio; paura per la minacciante e scura spelonca, desiderio per vedere se là entro fusse alcuna miracolosa cosa-.

Ma, come ben sappiamo, il buon Leonardo fu sempre in anticipo sui tempi tanto che dal Medioevo alla fine del XIX secolo le grotte continuarono a venire abitate da esseri fantastici che arricchirono di leggende l’immaginario popolare ossia: gnomi, streghe, draghi, elfi, orchi e fate. Furono effettivamente gran pochi quelli che cercarono di sfatare questa certezza; lo stesso esploratore e speleologo Miliani ne rimase sorpreso descrivendo così nel 1891 i momenti della sua discesa nella Grotta di Monte Cucco in Umbria: - Allorché io visitai la pima volta, nel giugno del 1883, essendone affatto ignaro, e credendo di avanzare per anditi sconosciuti, fui abbastanza meravigliato di scorgere qua e là sulle pareti date e nomi chiaramente incisi e scritti col carbone. Per dirne alcuni ricorderò "Mutio Flore addì 11 agosto1604", "Adromando 1555" e "Ludovico, 1551" il quale ultimo deve essere un monaco, poiché fa seguire il suo nome dalla sigla formata da una croce su cui è innestata la lettera S- (dal Bollettino n. 58 del Club Alpino Italiano, 1891).

D’altra parte è facile immaginare l’effetto che poteva produrre sull’ignoranza e la superstizione di quell’epoca un animale come il pipistrello, la cui nera immagine si stagliava contro il cielo, quando al crepuscolo, usciva in cerca di cibo dagli anfratti sotterranei. Pensiamo che il diavolo stesso veniva raffigurato con ali di pipistrello sulla schiena, e così pure il drago, simbolo anche lui del male. Attraverso i secoli questo modo di guardare le grotte creò una mentalità, una cultura fatta di luoghi comuni ancor oggi duri a morire. Nei film fantastici, si continua ad ambientare in una caverna il laboratorio dello scienziato pazzo, versione moderna dei maghi o delle streghe medievali che gettavano ali di pipistrello nei filtri magici preparati all’ombra di minacciose stalattiti. E dal sottosuolo mille fiabe e racconti fanno uscire esseri mostruosi. Le denominazioni locali di alcune grotte sono eloquenti e non hanno bisogno di commenti: Buso delle Fade o delle Anguane, Spurga del Diavolo.

Oggi queste tradizioni culturali tendono a scomparire, tuttavia se andate per contrade e provate a chiedere informazioni su grotte del posto, qualche anziano vi potrà raccontare le storie e gli aneddoti più strani, però tutti con alcuni elementi fissi in comune. La regola è che la grotta sia enorme, lunghissima, o, come si dice spesso, senza fondo. Essa, si dice ancora, attraversa in misteriosi passaggi sotterranei paesi, campi e vallate e sbuca chissà dove.

Sono più di dieci anni che girovago dentro e fuori da grotte, spelonche e covoli nel nostro paese e anche fuori, e ormai mi sento immerso in questo fantastico mondo. A Valdagno conosco un paio di grotte che dicono siano frequentate dalle Anguane e sembra che quest’ultime la notte escano per lavare dei bianchi panni e cantare ammalianti canzoni. Alcuni sostengono di essere stati quasi ipnotizzati, portati ad essere incapaci di reagire al suono di questi dolci canti e di essere riusciti a sfuggire per puro miracolo addirittura a presunte promesse di matrimonio.

A Cesuna, sull’Altipiano di Asiago, si dice che dalla voragine del Giacominerloch, nelle notti di plenilunio, escano dei folletti i quali intessono una danza a mezz’aria attorno all’abisso e, con il loro canto armonioso, attirano le fanciulle che osano avventurarsi nei boschi spingendole, prigioniere, nei bui recessi della terra.

Ad Altissimo, vicino alla contrada Antoniazzi, esistono due caverne che sembrano siano state popolate da una strega che terrorizzava chi rientrava con l’oscurità. In zona c’è chi dice che entrando nella cavità di sinistra e, addentrandosi con molta prudenza in bassi cunicoli, si possa sentire dei rumori in lontananza, segno che la vecchia megera è ancora viva e che sta ancora preparando misteriose pozioni e pronunciando blasfeme formule. Ma ancora, Strie sono state notate anche in alcune località a Valdagno, Recoaro e Schio e nemmeno le benedizioni dei parroci sono servite ad allontanarle.

Esistono spurghe al Feo e sopra Montecchio Maggiore dove si dice dimori il diavolo e, per fortuna, i loro ingressi sono stati chiusi da molti anni. Ma il diavolo sembra sia presente anche in Dolomiti, sull’Antelao, dentro un grande antro situato su di una ripida parete che domina la valle di Cortina d’Ampezzo. In Albania dei pastori mi hanno portato davanti al maestoso ingresso di una grotta da cui usciva una gelida e violenta corrente d’aria; l’interprete ci fece capire che lì dentro c’era il diavolo. Forse fu solamente un caso, ma né io, né gli altri componenti della spedizione fummo in grado di superare delle difficoltà tecniche poste a pochi metri dall’ingresso della grotta. Su un’isola in Thailandia ho visitato una grotta ai piedi di una falesia a picco sul mare. La guida mi raccontò che in antichità la grotta era abitata da un demone che affondava le barche dei pescatori lanciando terribili fiammate. Dei monaci, dopo lunghe preghiere, trovarono una benevola divinità disposta a dare loro aiuto. Questa lanciò una folgore che bucò l’isola rocciosa dando così la possibilità al mare di spegnere tutti i fuochi del demone. Ancora oggi il mare riempie la grotta, ma, ogni giorno con la bassa marea, la cavità si svuota dall’acqua lasciando così aperto il passaggio che porta alla grande voragine. Il fondo è ora ricoperto da fitte mangrovie, simili a maglie di una prigione e sorvegliato da dispettose scimmie che urlano contro gli indesiderati visitatori.

Fantasia, tutto ciò sarà sicuramente pura invenzione. Prima però di lasciarsi andare ad un sorriso di sufficienza su quanto detto, il lettore dovrebbe soggiornare un poco nelle caverne e, sorprendersi a rispondere, ad alta voce, a suoni lontani che giungono come voci umane che altro non sono che gli eterni mormorii dell’acqua tra le rocce. Dovrebbe trovarsi anch’egli a scambiare per la luce di "qualcuno di misterioso" che sopraggiunge da nascoste gallerie, quelli che si rivelano poi solo dei giochi di luce della sua stessa lampada tra i massi e concrezioni in penombra. La scienza, la tecnica esplorativa, la geografia hanno fatto passi da gigante negli ultimi cento anni nel mondo della speleologia. La famosa scintilla che riuscì ad innescare il Leonardo, oggi dovrebbe avere illuminato ogni recesso più buio e nascosto di ogni caverna, svelato ogni mistero sulla genesi delle grotte, spiegato il perché in questi luoghi si possa trovare degli esseri viventi apparentemente così orribili come pipistrelli, protei, o insetti dagli arti lunghissimi. Fortunatamente c’è ancora moltissimo da scoprire: fiumi scintillanti, stalattiti luccicanti, gallerie interminabili, abissi senza fondo e… tutto qui, sotto i nostri piedi, fuori dall’uscio di casa. Negli ultimi anni io e gli altri soci del Gruppo Grotte abbiamo riscoperto a Valdagno grotte usate come ricovero dai partigiani, grotte, ad Asiago, che contengono ancora i resti di eroici soldati della prima guerra mondiale, e tante altre cose che non basterebbe questo spazio per poterle raccontare.

Devo infine dire che dare sempre una spiegazione razionale a tutto ciò che vediamo o sentiamo non sempre appaga. Effettivamente provate voi a raccontare agli anziani di contrada che vi vedono uscire dalla grotta dopo pochi minuti, che dopo alcuni metri la cavità finisce. Vedrete che dopo le proteste sul fatto che, per loro, noi abbiamo avuto paura di proseguire, un segno eloquente sul loro viso di rassegnazione sul fatto che, in pochi attimi, abbiamo distrutto tutto ciò che loro, i loro nonni, e tutti i loro antenati avevano tramandato con molta cura ai loro figli e nipoti. Vale allora la pena? Sarebbe come lo scarno risultato che resterebbe a noi speleologi, al fine di una dura giornata di esplorazione, di arrestare rassegnati la nostra marcia davanti ad un’inopportuna frana che occlude il passaggio.

In entrambi i casi, credo che valga proprio la pena di guardare più in là con la nostra immaginazione (ci serve soprattutto per esplorare meglio) usando anche una giusta dose di fantasia per poter raccontare delle splendide avventure ai nostri compagni sorseggiando un caldo the durante i bivacchi in grotte profonde cinquecento metri, dopo magari quindici ore di punta esplorativa o per portare a casa una nuova fiaba da raccontare ai nostri figli, prima di farli addormentare per la notte.

Massimo Longo

 

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 Aggiornato il: 26-12-10