Cai Valdagno
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IL GIORNALE DI VICENZA
Karl Zilliker
Martedì 17 Settembre 2010 PROVINCIA Pagina 33
ARRAMPICATA.
Campionati italiani previsti dal 24 al 26 settembreSoccorsi in parete Sfida al Palasport tra vigili del fuoco In gara 70 pompieri con tracciato da compiere in un solo minuto simulando salvataggi di alpinisti rimasti bloccati sulle montagne ![]() Un infortunio, l'inesperienza o il meteo avverso in montagna a volte non perdonano. Nell’emergenza vengono chiamati i soccorsi ed è così che, spesso, entrano in scena i vigili del fuoco, con corde in spalla, tanto coraggio e la capacità di affrontare un'arrampicata senza sapere quale pericolo li attende. Situazioni che si verificano frequentemente e, anche per questo, allenamento e test fisici sono importanti per aiutare chi è protagonista dei salvataggi più difficili. Proprio come le situazioni d’emergenza, che saranno simulate dal 24 al 26 settembre nel campionato italiano di arrampicata sportiva dei vigili del fuoco, al palasport “Gino Soldà”. L'ufficio ginnico sportivo del Corpo, istituito nel 1942 con l'intenzione di coordinare l'attività agonistica in funzione delle operazioni sul campo, farà giungere in città i migliori atleti e soccorritori professionisti della Penisola con evento organizzato, per la seconda volta, dall'Ufficio per le attività sportive del ministero dell'Interno. In palio c’è il titolo assoluto, quelli di categoria e lo “scudetto” a squadre. Sono previste categorie a seconda dell'età: 70 atleti si sfideranno su tracciati di diversa difficoltà che dovranno essere superati entro un minuto. Si parte dalla difficoltà accessibili a principianti, fino a quelle per veri esperti. Viene simulata l’azione sul campo e per questo, a seconda delle difficoltà da affrontare, cambierà il disegno del tracciato che potrà terminare alle estremità della parete o in un segmento che rappresenta il punto di salvataggi virtuale. I punteggi verranno assegnati a seconda della qualità delle “prese”, cioè degli appigli superati nel corso della prova. Non sarà possibile testare i tragitti. Quindi si va alla cieca, per così dire, basandosi sull’esperienza e sull’improvvisazione. La giuria avrà discrezione di decidere se la prova dovrà essere affrontata arrampicando dal basso verso l'alto o partendo dalla cima. Previsti anche diversi momenti di gioco per i più piccoli che faranno da contorno alla gara: percorsi per imparare a spegnere gli incendi, disegni da colorare e opuscoli con fumetti. A chi supererà la prova sarà consegnato l’attestato di “vigile junior”. © RIPRODUZIONE RISERVATA
SEZIONE CAI VALDAGNO
Giovedì 17 Giugno 2010
DEDICATO A CRISTINA CASTAGNA![]() Il socio Massimo Fontana ha concluso il suo lavoro di ricerca e documentazione sulla vita alpinistica, e non solo, di Cristina Castagna con l'intento di farne una pubblicazione. Il Consiglio Direttivo della sezione di Valdagno ha deciso di sostenere l'opera, i cui proventi saranno destinati all'ospedale di "Alepè in Costa d'Avorio", dove Cristina aveva operato da volontaria e che continuava a sostenere con proprie donazioni. l'opera sarà presentata a Campogrosso: Domenica 4 luglio 2010 alle ore 17.00 presso la struttura polifunzionale G. Soldà. Con il patrocinio delle Sezioni Vicentine del CAI e dei Comuni di Valdagno e Recoaro Terme. (leggi la recensione) FORMATO 17 x 24 PAGINE 190 FOTO inedite a colori e b.n. (100 circa) E' in VENDITA a 15,00 Euro in sede CAI Valdagno o spedizione postale con 17,00 Euro, richiedilo. IL GIORNALE DI VICENZA
Martedì 25 Maggio 2010 PROVINCIA Pagina 32
INFORTUNIO. Ferito alla testa durante
un’escursione sul Vajo dei ColoriColpito da un sasso alpinista del Cai. Salvo per miracolo Trasportato in elicottero all’ospedale di Rovereto L’incidente è avvenuto durante un’uscita prevista dalla scuola “Sengio Alto” di Montecchio Maggiore Alpinista salvo per un soffio. Ha rischiato di morire dopo essere stato sfiorato da una scarica di sassi, che avrebbe potuto centrarlo in pieno. Ma è stato colpito alla testa da un pezzo di un grande masso, frantumatosi contro uno spuntone di roccia. È avvenuto sul Vajo dei Colori, assieme ad alcuni colleghi del Cai di Montecchio Maggiore. È stato ricoverato d’urgenza all’ospedale di Rovereto, ESCURSIONE. Matteo Melon, 27 anni, di Montecchio, domenica mattina, nell'ambito delle prove pratiche della scuola di alpinismo, aveva programmato un’escursione guidata con meta la risalita del Vajo dei Colori, nel Gruppo del Garega. In testa al gruppo c'era l'istruttore Augusto Maccioni. RACCONTO. «Verso le 9.45 - ha riferito Maccioni - ho sentito alle mie spalle delle grida di allerta. Erano altri alpinisti, che hanno visto piombare verso valle una scarica di sassi e con un macigno di grandi dimensioni, che è andato a cozzare contro la parete spezzandosi in due e disperdendo vari sassi. Uno di questi “proiettili” ha colpito Matteo. Le grida ci hanno permesso di ripararci dal resto delle pietre». ALLARME. Subito è stato allertato il Soccors o
alpino di Rovereto, che è competente per il territorio dove si è
verificata la scarica. I volontari sono giunti rapidamente sul
posto, per il primo intervento.ELICOTTERO. Si è subito temuto il peggio per il giovane escursionista, vista la consistente quantità di sangue che gli stava colando in faccia. Ipotizzando gravi traumi alla testa, è stato caricato sull’eliambulanza per un rapido trasferimento in ospedale. CONDIZIONI. Melon è stato prima visitato al pronto soccorso e poi ricoverato in reparto di traumatologia. I sanitari non temono per la sua salute, anche se sono state comunque gravi le lesioni riportate nell’infortunio montano. Luigi Centomo IL GIORNALE DI VICENZA
Martedì 25 Maggio 2010 BASSANO Pagina 35
PERSONAGGIO. «Il Club è
formazione e conoscenza. Quella è la via»Martini è presidente generale del Cai Umberto Martini è il nuovo presidente generale del Club alpino italiano, eletto dall’assemblea del Cai a Riva del Garda. I delegati, rappresentanti degli oltre 315 mila soci del Club alpino hanno eletto Martini con oltre il 90% dei voti (689 su 741 votanti). Bassanese, sessantaquattro anni, iscritto dal ’69, consigliere, poi segretario e presidente sezionale, quindi ai vertici del Club regionale e interregionale, infine vicepresidente nazionale, presidente della Banca di credito cooperativo di Romano e Santa Caterina, il giorno dopo l’elezione ai vertici nazionali del Cai, Martini guarda già al futuro. «Lavorerò con il mio stile - ha affermato il successore di Annibale Salsa - e consulterò chi ha lavorato prima di me, perchè ogni competenza è per me un valore aggiunto oltre che patrimonio di tutti. Chi mi ha preceduto aveva sicuramente qualifiche assai elevate, io sento di essere più operativo. Diciamo che volerò meno alto. Quali le priorità per la nuova presidenza? ![]() «Il Cai è nato praticamente con l’Unità d’Italia grazie a personalità del calibro di Quintino Sella. Nello statuto del Club è scritto che il suo scopo è “l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”. Non alpinismo in quanto gesto atletico bensì come conoscenza. Senza amore non c’è conoscenza, senza conoscenza non c’è tutela. In questo senso ci muoveremo, in particolare per avvicinare i giovani alla montagna. Già lo abbiamo fatto con il mondo dello scoutismo. Ma penso anche alla tutela della montagna con gli enti che la governano, come le Comunità montane e soprattutto con chi ci vive. Sono essi le prime sentinelle dei nostri monti». E per quanto concerne il passaggio del Corpo nazionale del soccorso alpini sotto l’ala della Protezione civile? «Ritengo le peculiarità e gli ambiti di operatività del Soccorso alpino, nello specifico in montagna, ben definiti. La Protezione civile ha compiti assai più vasti e diversi da quelli degli interventi in quota. Ritengo che siano due realtà assai distinte l’una dall’altra». Ora che è ai vertici del Cai nazionale, rimarrà anche alla presidenza della Banca di credito cooperativo di Romano e S. Caterina? «Certamente. Il presidente generale del Cai è coadiuvato da tre vicepresidenti. Affronterò entrambi gli impegni». Carlo Barbieri IL GIORNALE DI VICENZA
Domenica 23 Maggio 2010 CRONACA Pagina 20
FONDAZIONE SAN BORTOLO. Al Comunale Una serata benefica per la vita e il ricordo Fondi per donne operate al seno pensando all’alpinista Castagna Donne operate al seno, un’apparecchiatura da acquistare. Uno spettacolo che si terrà al teatro Comunale con il patrocinio di Comune, Provincia, il Cai di Recoaro e Vicenza. Una grande alpinista da ricordare: Cristina Castagna, che ha perso la vita sull’Himalaya. E una Fondazione: San Bortolo onlus, nata lo scorso anno con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore sociale e sanitario delle strutture ospedaliere. «I soldi che arrivano dal pubblico: Stato e Regioni - commenta il presidente Giancarlo Ferretto - non sono mai sufficienti, soprattutto per l’acquisto di strumenti particolari come quello che vorremmo donare alla radioterapia». ![]() Il nome è un pò complesso: Iort (acronimo inglese che sta per Intra Operative RadioTherapy), in sintesi si tratta di una radioterapia intraoperatoria. «Bisogna ricordare - puntualizza Ferretto - che a Vicenza viene diagnosticato un tumore al seno ogni due giorni, sono circa 160 le donne che vengono operate e molte di loro arrivano anche da altre Ulss, visto che la radioterapia del S. Bortolo è già all’avanguardia. I numeri aumentano per cui è necessario intervenire con strumenti che permettono un minor impatto, anche emotivo per le donne , che non sarebbero più costrette a trenta sedute dopo l’operazione. La Fondazione è nata anche per questo, per convogliare risorse nei vari reparti grazie ad attività benefiche. Del resto, essendo una onlus rappresentiamo anche una sorta di scudo fiscale, senza dimenticare che ci sono dipartimenti che ricevono qualche donazione mentre altri devono proseguire nel loro lavoro aggrappandosi alla speranza di finanziamenti che arrivano di rado. Ecco perché il 10 giugno, e siamo già alla seconda tappa per raccogliere fondi dopo la “Maratona in Rosa”, tocca ad un concerto che si terrà al Comunale. L’apparecchiatura costa un milione di euro, 200 mila li abbiamo già raccolti, 400 mila ci vengono donati dalla Fondazione Cariverona e il resto contiamo di metterlo assieme con le donazioni. Sta di fatto - conclude il presidente - che lo Iort è già stato ordinato anche perché non ce ne sono molti, per cui contiamo sulla generosità dei vicentini e non solo». La data scelta dalla Fondazione: 10 giugno ha un significato particolare. Proprio quel giorno, un anno fa, Cristina Castagna, infermiera del Suem di Vicenza , partiva alla volta della sua scalata verso gli 8 mila metri. Cristina non ce l’ha fatta e il suo corpo è rimasto in un crepaccio in Pakistan come lei stessa desiderava. Ma sorriso, passione e generosità vengono ancora ricordate con rispetto e solidarietà. «A lei - conclude Ferretto - che lavorava al Suem, verrà dedicata con una targa nella sala dalla scuola infermieri, di fronte all'ingresso vecchio dell'ospedale. A teatro la ricorderanno Giampaolo Casarotto e il coro dei Crodaioli diretti da Bepi De Marzi». Accanto a loro al Comunale alle 21 (ingresso 25 euro) ci saranno Andrea Tofanelli e la band Arrigo Pedrollo diretta da Santino Crivelletto, una performance coreografica a cura di Paola Zamunaro e Alberto Munarin, presenterà Franca Grimaldi . La serata: “L’acchiappasogni”, riprende il titolo una poesia dell’alpinista. Chiara Roverotto DA "IL GIORNALE DI VICENZA"
Sabato 08
Maggio 2010 PROVINCIA Pagina 36
RECOARO. Brutta
avventura ieri mattina per il valdagnese Ruggero Randon,
sciatore e camminatore molto espertoVola per 500 metri sul Giaron, è salvo SOCIO SEZIONE CAI VALDAGNO Soccorso dall’elicottero di Trento e subito operato se la cava con una rottura ai legamenti e alla rotula È facile parlare di miracoli, ma quando si cade con gli sci sul tratto più in quota del Giaron della Scala e lo si percorre scivolando per tutta la sua lunghezza di circa mezzo chilometro, superando un dislivello di 500 metri, allora “miracolo” è la parola più adatta. ![]() Considerando che alla fine si è procurato la rottura dei legamenti del ginocchio e la fuori uscita della rotula, bisogna dire che è andata proprio bene. Protagonista della disavventura è stato il valdagnese Ruggero Randon, di 65 anni, docente di chimica all'Istituto tecnico industriale e in pensione da alcuni mesi. Camminatore, sciatore e cultore di vari altri sport, Randon ieri mattina era salito con la tecnica scialpinistica sul Giaron della Scala, nella conca di Campogrosso, su cui si scia ancora. «In zon! a c'erano solo tre sciatori - racconta Eddo Dal Lago, titolare dell'Antica farmacia Reale di Recoaro - ho visto partire Ruggero Randon e alla prima curva sembrava cadere. E così è stato alla seconda curva. Crollato al suolo ha compiuto una scivolata scomposta. L'ho raggiunto subito ed è stato evidente che il dramma era stato evitato per puro miracolo, riportando solo le lesioni alla gamba. Ho chiamato il 118. Da Trento è arrivato l'elicottero di pronto soccorso, che ha trasportato Randon all'ospedale di Rovereto, dove è stato operato, con la prospettiva di essere dimesso tra qualche giorno». Luigi Centomo. DA "IL GIORNALE DI VICENZA"
Lunedì 03 Maggio 2010 PROVINCIA
Pagina 20
CAREGA. Giovane di Brogliano rischia la
vita dopo un volo di 20 metriUn alpinista cade in un crepaccio Salvo per miracolo SOCIO SEZIONE CAI VALDAGNO Alpinista miracolato sul Carega. Un escursionista di Quargnenta di Brogliano, Alessio Dal Medico di 25 anni, è precipitato ieri in un crepaccio per circa venti metri, dopo aver sfondato con il proprio peso un “ponte” di neve ghiacciata, ed ha concluso la sua caduta proprio sotto il getto d’acqua gelata di una cascata. Lo hanno recuperato dopo oltre tre ore i volontari del soccorso alpino di Rovereto e di Recoaro, che si sono calati nel crepaccio con le corde. L’escursionista
era ormai in uno stato di ipotermia, ma per fortuna non aveva
riportato gravi lesioni. È stato portato all’ospedale di
Rovereto per le cure. Il salvataggio è durato oltre due ore e si è svolto in condizioni estreme anche per via della pioggia abbondante, è avvenuto ieri pomeriggio al Vajo dei Colori. sul gruppo del! Carega. L’escursionista era accompagnato da un amico di Isola che non si è fatto nulla. I due si erano avventurati in un itinerario “misto” con ghiaccio e neve e tratti di parete rocciosa, nonostante già al mattino le condizioni meteorologiche consigliassero prudenza. Intorno alle 13, a quota 1400 metri circa, sotto il peso degli alpinisti ha ceduto un “ponte” di neve facendo precipitare il ragazzo di Quargnenta per 20 metri. Il compagno ha dato l’allarme facendo intervenire gli uomini del soccorso alpino trentino di Rovereto e quelli vicentini di Recoaro. Sul posto l’elicottero di Trentino Emergenza che, però, all’inizio non ha potuto raggiungere la zona dell’incidente a causa della nebbia. Quando gli uomini del soccorso alpino hanno raggiunto l’orlo del crepaccio si sono trovati di fronte ad un buco profondissimo, solcato da una grande cascata d’acqua gelida creata dallo scioglimento della neve.! Con grande coraggio, due tecnici di Rovereto e altrettanti di! Recoaro, coordinati dai capisquadra Fichera e Nicolini, si sono calati con le corde in mezzo alla cascata d’acqua gelida, raggiungendo l’alpinista. Dopo avere imbragato l’infortunato e completato le difficoltose e lunghe operazioni di recupero, l’elicottero è riuscito a raggiungere le squadre di soccorso, approfittando di una schiarita. L’escursionista è stato recuperato con il verricello e trasportato in ospedale a Rovereto. Sono intervenuti anche i vigili del fuoco. Luigi Centomo DA "IL GIORNALE DI VICENZA"
Mercoledì 05 Maggio 2010 PROVINCIA
Pagina 35
BROGLIANO. Diacono “miracolato” dopo
un volo di 20 metri sul Carega
L’alpinista salvo «Ce l’ho fatta grazie alla fede» SOCIO SEZIONE CAI VALDAGNO Finito in un crepaccio, per tre ore si è riscaldato tenendo in mano brioches intiepidite in bocca dopo averle impastate con saliva ![]() A salvarlo è stata la fede. Ma anche la sua forza di volontà e la passione per la montagna, trasmessagli dal padre Maurizio fin da piccolo. Alessio Dal Medico, 25 anni, può dirsi miracolato, è diacono da un anno alla parrocchia di Dueville. È tornato l’altra sera dall’ospedale di Rovereto, dove era stato ricoverato domenica, dopo il suo recupero in montagna. Seduto sul divano di casa, a Quargnenta di Brogliano, ad accogliero c’era anche il vicario foraneo della Valle dell’Agno, don Carlo Guidolin. Ha raccontato la sua drammatica esperienza e di come ha rischiato di morire, dopo essere precipitato per 20 metri in un crepaccio, a quota 1.400, scalando il Carega. Incredibilmente ha riportato solo un lieve trauma al piede destro. Cosa è accaduto? «Sotto i miei piedi, alle 12.30, è franato un “ponte” di ghiaccio, mentre mi trovavo nel Vajo dei Colori con l’amico Samuel Ventimiglia (illeso) di Isola Vicentina». Un’avventura da dimenticare, anche se a lieto fine. «Ci siamo trovati nel pericolo, all’improvviso. Tutto è accaduto in pochi istanti. Sono finito sotto il getto d’acqua gelata di una cascata e lì ho dovuto attendere i soccorsi, giunti dopo 3 ore. Ma ho mantenuto la calma confidando nella Provvidenza. Ho subito pensato al peggio ma la cosa incredibile è essere rimasto vivo, dopo quel lungo volo. Si dice che la montagna non perdona. E perché ha perdonato proprio me? Non saprò mai rispondere». Lei sarà ordinato sacerdote sabato 5 giugno, dal vescovo Cesare Nosiglia. La domenica successiva sarà a Quargnenta, per celebrare la sua prima messa. Quanto le è stata utile la Fede in quei momenti in montagna? «Mo! lto, anche se in situazioni del genere si deve inevitabilmente! diventare obiettivi, per affrontare al meglio il pericolo reale. Ho subito pensato a Samuel. Poi ho calcolato che fra l'allarme e il momento dell’arrivo dei soccorritori avremmo dovuto attendere parecchio». E come ha passato l’attesa? «Mi sono riparato dall'acqua con lo zaino sopra la testa e dal ghiaccio con la corda arrotolata sotto il sedere. Mi sono riscaldato tenendo in mano palline di brioches, intiepidite impastandole in bocca con la saliva. Mangiavo tavolette di cioccolato». Poi c’è stato l’urlo liberatorio. «Dopo ore ho sentito distintamente “È vivo”. Era uno degli “angeli” del soccorso alpino di Rovereto e Recoaro Terme. Mi hanno recuperato con un elicottero». Aristide Cariolato |
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